Il presidio
Sindaci divisi tra timori e voglia di maggiori aperture
L’andamento del contagio rassicura gli amministratori ma il sangiulianese Di Maio ammonisce: «Aiuti ai Comuni o si rischia il dissesto»
PISA
Riaprire sì, oppure aspettare e cercare un graduale ritorno alla normalità. I sindaci della provincia di Pisa si dividono di fronte a un contesto che li vede in prima linea nel fronteggiare l’emergenza, ma anche nel gestire un sentimento popolare che vorrebbe tornare presto alla vita di prima. Da un lato il pontederese Matteo Franconi che da tempo chiede che venga tenuto conto delle differenze dal punto di vista dei contagi tra le varie zone d’Italia; dall’altro il sanminiatese Simone Giglioli, al centro di un comprensorio, quello del Cuoio, che predica prudenza. Entrambi oggi avranno la prova del fuoco con le aperture delle fabbriche, la Piaggio a Pontedera e le concerie nel distretto conciario.
In mezzo ai due il sindaco di San Giuliano Terme, Sergio Di Maio, che vorrebbe una riapertura sì, ma basata anche sulle forze che un’amministrazione comunale come la sua può mettere in campo. «Faccio un esempio pratico – dice Di Maio –. Tanti sindaci stanno riaprendo i cimiteri. Giusto, ma come facciamo noi che ne abbiamo 9 a regolare il flusso delle persone, tenuto conto anche delle sanificazioni da fare? E un altro caso emblematico sono i giardini pubblici con i giochi per bambini. Li riapriamo, ma non possiamo far usare le altalene e le varie attrezzature per i più piccoli perché andrebbero sanificati. Ma anche qui, che facciamo? Li sanifichiamo più volte al giorno, una volta a settimana. In giro c’è tanta confusione su queste situazioni che rappresentano la vita quotidiana delle persone. Credo che lo Stato dovrebbe aiutare i Comuni in maniera concreta, perché altrimenti si rischia il dissesto».
La salute pubblica va tutelata. E su questo aspetto sono tutti d’accordo. Ma Franconi fa un passo avanti: «Da tempo dico che occorre tenere di conto che i numeri della Toscana non sono quelli della Lombardia. E questo vuol dire che le regioni dove il contagio è minore in maniera marcata, dovrebbero godere di maggiore libertà. È chiaro che le misure di sicurezza dovranno essere rispettate per evitare di tornare indietro».
«Stiamo attenti – ammonisce Giglioli – perché la salute pubblica deve venire prima di tutto. Tutti hanno grande voglia di tornare alla vita di prima, ma occorre stare molto attenti. Credo che la soluzione migliore sia di fare aperture graduali. Si doveva ripartire dalle attività produttive ed è stato fatto. Ristoranti e bar stanno lavorando con l’asporto che non è chiaramente la stessa cosa dal punto di vista economico rispetto alla situazione prima del coronavirus. Ma è sicuramente un inizio. In questa maniera stiamo rimettendo in moto la macchina cercando di fare passi in avanti graduali che ci consentano di riprendere la nostra vita normale». —
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