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Tennis ko per lo stop-coronavirus: poche controindicazioni, ma per ora è tutto fermo
I circoli della provincia di Pisa tra incertezze, preoccupazioni e voglia di ricominciare. A rischio molti posti di lavoro: presidenti e maestri sollecitano un sostegno economico da parte della Federazione
PISA. Non di solo calcio vive lo sport. Mentre ci si arrovella sul destino da dare al pallone nostrano, in Italia un esercito di tennisti, giovani e meno, aspettano di capire quando potranno tornare ad allenarsi e a giocare E attorno ai rettangoli di gioco gravita un mondo fatto di persone, che, da due mesi stanno facendo salti mortali per tenere in piedi i circoli.
LA SITUAZIONE
Nell’ultimo Decreto viene specificato come le sessioni di allenamento degli atleti professionisti e non professionisti siano consentite nel rispetto del distanziamento sociale e con il divieto di assembramento. Ma un inciso ha creato più di un dubbio: gli atleti devono essere “riconosciuti di interesse nazionale” dal Coni, dal Comitato italiano paralimpico e dalle rispettive federazioni. Se l’interesse nazionale fosse rivolto esclusivamente alla loro partecipazione ai grandi tornei e alle Olimpiadi – peraltro, rinviate all’estate prossima – si parlerebbe di pochissimi atleti. Anche per questo, qualche giorno fa la Federtennis ha fatto arrivare sulle scrivanie dei ministri di Sport e Salute una lista di atleti piuttosto corposa – dalla prima alla quarta categoria – per tornare a giocare sin dal 4 maggio. «Questa lista è stata redatta dalla Federazione e non dal Comitato toscano, come qualcuno ha voluto far capire – puntualizza Luigi Brunetti, presidente regionale Fit – Aspettiamo risposte: vediamo cosa succederà».
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UNO SPIRAGLIO DAL MINISTRO
All’inizio della prossima settimana il ministero dello Sport presenterà al Comitato tecnico scientifico le linee guida per la riapertura di circoli di tennis, palestre, centri danza e circoli sportivi. Lo ha dichiarato il ministro Vincenzo Spadafora, intervenuto ieri al programma televisivo “Mi manda Raitre”. Il ministro ha di nuovo sottolineato che l’ultimo provvedimento del Governo prevede che l’attività sportiva e motoria sia consentita «nei parchi e nei luoghi che i vari sindaci riterranno di aprire, con le solite distanze di sicurezza; ognuno deve fare il possibile per il rispetto delle regole. Per adesso questo è anche un test che in due settimane ci consentirà di vedere se è possibile aprire altro. Ad esempio le palestre, i centri danza, i vari centri sportivi, i circoli di tennis». Proprio in tal senso va visto il prossimo passo. «Già all'inizio della prossima settimana - ha concluso Spadafora - proporremo al Comitato tecnico scientifico le linee guida per tutti questi centri sportivi. Appena saranno validate, vorrei inserire nel Dpcm che parte dal 18 maggio la possibile apertura dei centri stessi».
VOCI DAI CIRCOLI
«Al momento, le scuole di tennis sono tutte ferme – dice Alessandro Dini, tecnico nazionale del Tc Pisa – anche per questo credo sia stata inviata questa lettera, ma personalmente temo che non verrà accettata». Posizione condivisa anche da Simone Martini, presidente del Tennis Club di Santa Croce sull’Arno. «Non so se sarà presa in considerazione – commenta – Capisco la voglia di ripartire, ma ci sono grandi interrogativi al riguardo: chi si assume le responsabilità? Come si gestisce una riapertura?». Un dubbio che, nelle voci che arrivano dai circoli del territorio, fa da ritornello. «Siamo preoccupati – spiega Matteo Cicchini, maestro del Circolo Tennis Certosa di Calci – Anche rientrando, comunque, dovremmo fare molta attenzione». Il problema, quindi, non è solo tornare ad allenarsi. Ma come farlo».
COME RIPARTIRE?
Per sua natura, il tennis, in quanto sport individuale, non sembrerebbe presentare grosse problematiche. Anche perché, gli avversari stanno a una ventina di metri di distanza. «Il tennis ha un rischio quasi inesistente – continua Cicchini – non capiamo perché non si possa ripartire: in Germania e in Olanda sono tornati a giocare. Mi sembra un’assurdità». Riprendere, del resto, significherebbe dare un minimo di fiato ai circoli. «Servirebbero delle linee guida su come gestire gli allenamenti – dice Dini – in modo da garantire a una ventina di persone di distribuirsi sui cinque campi che abbiamo: il circolo incasserebbe le quote e potremmo almeno rimanere a galla». Altra questione spinosa, appunto, è la capacità economica dei circoli e di chi vi opera di continuare dopo la mazzata dell’epidemia. «È un grosso problema – afferma Federico Nocchi del Tennis Club Pontedera – il gestore del circolo è in grande difficoltà: bar e ristorante sono chiusi da settimane e il torneo Itf che svolgiamo ogni anno non si terrà, causando altri danni».
AIUTI ECONOMICI.
L’altra faccia della medaglia, come detto, è tutto ciò che ruota attorno ai campi da tennis. Bar e ristoranti, maestri e istruttori che, a oggi, si trovano in grande difficoltà. «I circoli sono la linfa del movimento – dice Martini – avremmo dovuto svolgere un torneo Under 18 che ci avrebbe permesso di contare su alcuni sponsor che, naturalmente, adesso non ci saranno». Stesso discorso per i centri estivi. «L’equilibrio si è rotto – spiega Cicchini – ci siamo giocati i centri estivi e le competizioni a squadre: si parla di una decina di stipendi che non saranno recepiti». E a pagarne lo scotto, spesso, sono i maestri, i preparatori atletici e gli istruttori. «Io ho nove collaboratori – dice Dini – per dare lavoro a tutti, servirebbero i corsi collettivi». Stesso discorso a Pontedera. «I nostri maestri hanno avuto accesso ai fondi dati agli autonomi – commenta Nocchi – ma nei casi di una difficoltà importante, il circolo ha integrato l’importo: si tratta di persone con figli, con un mutuo da pagare». Dai circoli, quindi, il grido è uno solo: aiuto. «Per iniziativa del Tennis Club di Pisa è stata scritta una lettera alla Federazione, al Comitato Toscano e al Coni dove si chiede un sostegno effettivo – conclude Nocchi – servono aiuti per gli affitti, un appoggio per le manutenzioni e i maestri: se mancano le entrate, ripartire è difficile».
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