Il Tirreno

Pisa

Numeri e prospettive 

«Dai primi segnali di ripresa alla crisi, per alcuni settori è un vero disastro»

Danilo Renzullo
Una manifestazione sindacale a Pontedera  (FOTO D’ARCHIVIO)
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Una manifestazione sindacale a Pontedera (FOTO D’ARCHIVIO)

Parlano i sindacati: dati pesantissimi e grande preoccupazione per la tenuta dell’economia della provincia pisana

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PISA

Non una festa. E nemmeno una ricorrenza di massa. Per la prima volta, il Primo Maggio non è stato un appuntamento popolare. Né manifestazioni, né concerti. Né cortei, né piazze colorate delle bandiere dei sindacati. Da simbolo delle lotte dei lavoratori ad emblema della speranza. Della ripartenza, da molti auspicata ma da tanti temuta, e di una nuova concezione del lavoro. Che sappia coniugare il diritto al reddito con quello, imprescindibile, della sicurezza e della salute. Legalità, sicurezza e sviluppo le parole d’ordine che accompagneranno un’inedita Festa dei lavoratori, ma soprattutto la fase 2 che, tra dubbi e incognite, condurrà migliaia di occupati in un mondo del lavoro segnato dal lockdown e destinato a subire cambiamenti probabilmente epocali. Dallo sviluppo dello smart-working, che inevitabilmente modificherà i rapporti lavorativi e sociali, all’adattamento ad una società bulimica di consumi che improvvisamente ha dovuto rallentare, fino a quasi fermarsi del tutto, costringendo ad un ripensamento dei rapporti con i mercati e, di conseguenza, delle produzioni industriali.

«In un clima che non favorisce l’incontro, la sensazione più diffusa è quella della tristezza - sottolinea Mauro Fuso, segretario generale della Cgil di Pisa -. Una giornata particolare, diversa da quelle che nel corso degli anni siamo stati abituati ad affrontare anche per rivendicare maggiori diritti e tutele. In questo clima la situazione del lavoro è diventata molto complicata».

Tre i settori su cui, secondo la Cgil pisana, il governo non ha chiarito la fase della ripartenza: trasporto pubblico, scuola e sanità. «In un momento in cui si iniziavano a percepire i primi segnali di uscita dalla crisi del 2008, quella legata all’emergenza sanitaria rappresentata un’autentica mazzata - prosegue Fuso -. Ci sono interi settori, a partire dal turismo e dal commercio legato al comparto turistico, che sono vicini al disastro. Dobbiamo ripartire da ciò che di positivo si è sperimentato in questo periodo, come lo smart-working, ma soprattutto non far entrare in contraddizione il lavoro con la tutela della salute e dell’ambiente. Occorrono strumenti innovativi a sostegno dei lavoratori e delle imprese. L’Europa, in questa situazione, sarà fondamentale per sostenere quest’urto». Un testa-coda nel mondo del lavoro che ha fatto registrare numeri drammaticamente da primato. Il lockdown ha costretto oltre la metà delle imprese attive tra Pisa e provincia ad interrompere momentaneamente le produzioni.

Circa 40mila i lavoratori coinvolti nelle richieste di attivazione di cassa integrazione e di accesso ai Fondi di integrazione salariale. Quasi 3mila aziende hanno fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria (delle 2.929 sono state definite 2.324 richieste), mentre 3.497 imprese hanno chiesto l’attivazione della cassa integrazione in deroga (di queste la Regione ne ha analizzate solo 400 e definite 329). Su 670 domande di accesso ai fondi integrativi, sono state analizzate solo 255 richieste (216 quelle definite). Oltre 28mila i lavoratori autonomi che hanno presentato domanda per il bonus da 600 euro (circa 20mila le richieste analizzate e, in gran parte, liquidate). La ripartenza potrebbe però coincidere con uno scenario che da emergenziale rischia di trasformarsi in drammatico. Quello di una probabile, inedita, crisi occupazionale per la prima volta non generata da una recessione del sistema produttivo ed economico, ma da un fattore esterno. Che ha investito quasi ogni settore e contro il quale non esistono, per il momento, ricette o manuali da applicare. Il massiccio ricorso alla cassa integrazione e il divieto di licenziamento imposto dal governo hanno celato le conseguenze che la pandemia avrebbe potuto apportare al tasso di disoccupazione. Con interi settori che per i prossimi mesi continueranno a subire gli effetti dell’emergenza sanitaria, della limitazione degli spostamenti e delle nuove abitudini dei consumatori, un’impennata dei licenziamenti e della disoccupazione potrebbero essere le ulteriori, drammatiche, conseguenze sul mondo del lavoro.

«È una guerra contro un nemico invisibile e subdolo - l’allarme di Dario Campera, segretario generale della Cisl di Pisa -. Per ripartire e per difendere le imprese e i posti di lavoro occorrono tre elementi fondamentali: legalità, per tutelare le aziende in difficoltà che rischiano di cadere nelle mani di chi cerca di infiltrarsi nell’economia sana; sicurezza, per tutelare la salute dei lavoratori; sviluppo per assicurare una vera ripresa. Quello di quest’anno sarà un Primo Maggio di timori, ma siamo convinti che anche da questo momento c’è qualcosa da imparare per costruire un nuovo modello sociale che metta al centro il lavoro e ai margini la prepotenza della finanza. La vera ricchezza è il lavoro e il Primo Maggio è uno dei simboli per rappresentarne il valore». —

Danilo Renzullo
 

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