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Estetisti e parrucchieri in coro: «Vogliamo lavorare anche noi»
Pisa
«Dove sta il problema per un acconciatore che apre su appuntamento, con tutti i dispositivi di protezione, in un ambiente sanificato come sempre accade anche da prima della pandemia?». È la domanda che si pone Simone Romoli dopo la decisione del governo di rinviare al 1° giugno la ripartenza di parrucchieri e barbieri, centri di estetica e centri massaggi. Il responsabile area pisana di Confesercenti Toscana Nord contesta il fatto che siano le ultime attività a riaprire, dopo quattro settimane dalla fine del lockdown, e lancia un grido di allarme a nome di tutta la categoria della cura della persona.
«Siamo rimasti senza parole dopo l’ultimo decreto del governo che sposta di oltre un mese la data della riapertura del settore cura alla persona – incalza Romoli –. Un mese che forse, in tanti, non riusciranno a superare visto come la categoria sia stata completamente dimenticata con aiuti economici sotto forma di bonus e cassa integrazione che in alcuni casi non sono ancora arrivati».
Il responsabile di Confesercenti non si spiega «come non sia possibile pensare a una riapertura anticipata nel rispetto totale dei protocolli sanitari. Protocolli che, tra l’altro, le attività legate alla cura della persona hanno sempre rispettato considerando che si trovano da sempre a contatto con i clienti».
I negozi che prevedono un contatto diretto tra cliente e personale sono considerati ad alto rischio. Dovranno quindi non solo essere adottati protocolli rigidi ma anche misure come il servizio solo per appuntamento. Nei locali più piccoli si entrerà solo uno per volta, in quelli più grandi garantendo una distanza di due metri tra le postazioni.
«Chiediamo regole chiare, immediate e non soggette a interpretazioni – conclude Romoli –. Ma al tempo stesso un contributo economico a fondo perduto per la categoria, non inferiore a 5mila euro, visto che il settore più di altri dovrebbe adeguarsi sia per l’acquisto di materiali per la messa in sicurezza, che per consulenze tecniche e professionali. Senza dimenticare che spesso l’attività è esercitata in locali artigianali esclusi dal credito di imposta: per questo chiediamo un suo allargamento anche a questa categoria catastale al 100%». –
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