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«Un altro mese di chiusura è una condanna a morte per centinaia di esercizi»
Rutinelli (Confesercenti): «Per tanti spese non più sostenibili» Grassini (Confcommercio): «Siamo governati da incapaci scollegati dalla realtà»
pisa
La chiusura temporanea in molti casi si trasformerà in permanente. Con un meccanismo a cascata che potrebbe incidere negativamente su decine di altri settori. Il terzo mese di lockdown per le attività di pubblico esercizio e per quelli della ristorazione rischia di mettere in ginocchio l’intero comparto. Centinaia tra ristoranti, bar e pizzerie potrebbero non rialzare più la serranda. Migliaia i lavoratori che dopo aver esaurito il periodo di cassa integrazione potrebbero rimanere con le braccia incrociate.
«Molti locali non riapriranno - la certezza di Massimo Rutinelli, presidente Fiepet Pisa della Confesercenti Toscana Nord -. Per tanti è impossibile continuare a sostenere le spese che un locale comporta a fronte di incassi azzerati. Un altro mese di chiusura significa dare un colpo durissimo per uno dei settori trainanti dell’economia». La ventilata riapertura di ristoranti e locali nei primi quindici giorni di maggio, seppur condizionata da drastiche misure per contenere il contagio da coronavirus, non è compresa nell’elenco delle misure adottate dal governo per una graduale ripartenza. Un niet che rischia di aggravare ulteriormente la già critica situazione di migliaia di attività (circa 400 quelle nel solo centro storico di Pisa) e attirato le dure critiche delle associazioni di categoria. «Siamo governati da incapaci scollati dalla realtà, questa la nostra unica certezza dopo due mesi di paralisi - accusa la presidente di Confcommercio Provincia di Pisa Federica Grassini -. Rimandare al 18 maggio e oltre il primo di giugno la riapertura del mondo del commercio e del turismo significa decretarne la crisi irreversibile e per moltissime attività la fine immediata, con la conseguente enorme perdita di posti di lavoro e il peggioramento di una crisi già drammaticamente in atto». Annullamento delle tasse del 2020, riduzione di quelle del 2021, azzeramento dei costi di accesso al credito, moratorie estese a 12 mesi e riaperture il 4 maggio con tutti i dispositivi necessari a garantire la sicurezza le proposte della Confcommercio.
«Un decreto che manca di coraggio e pieno di errori, tutti sulla pelle degli imprenditori che in settori come ristorazione, pubblici esercizi, cura alla persona e ambulanti, sono ben oltre il baratro», aggiunge il presidente di Confesercenti Toscana Nord Alessio Lucarotti. L’associazione si dice pronta a far partire una petizione per convincere il governo ad un passo indietro. «Manca il coraggio di permettere la riapertura alle attività in grado di rispettare le prescrizioni sanitarie - prosegue Lucarotti -, ma soprattutto manca il coraggio di agire su base regionale: la Toscana sta contenendo il contagio senza affanni, perché attendere la Lombardia o il Piemonte che sono invece ancora indietro? Era giusto che fosse lasciata libertà ai prefetti di gestire la fase 2 tenendo conto delle peculiarità dei territori, invece si rimanda l’apertura di un altro mese per bar, ristoranti e cura delle persona. Senza certezze sul sostegno ai redditi». —
Danilo Renzullo
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