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Memoria, dovere ancora più forte se i testimoni non ci sono più
La Liberazione celebrata nelle piazze vuote di persone ma cariche di parole e simboli di democrazia e libertà
Una giornata di grandi spazi vuoti, come ormai questa pandemia ci ha abituato a vedere. Ma piena di parole e di simboli chiamati a riempire un vuoto che, rispetto all’emergenza sanitaria in corso, è prevalentemente fisico. E in quanto tale più facile da riempire: torneremo nelle piazze, con le dovute precauzioni. Ci vorrà tempo ma è una certezza. Diverso è capire se le parole e i simboli che anche grazie ai social hanno accompagnato in maniera del tutto inedita questo 25 Aprile, riusciranno a riempire quel vuoto di testimonianza che il tempo inevitabilmente determina: se cioè saremo in grado, di fronte alla scomparsa dei nostri partigiani e partigiane, di conservare i valori per i quali si sono battuti. Sapremo, insomma, ricordare senza che ci sia qualcuno a testimoniare cosa è stato il 25 Aprile di 75 anni fa? La risposta appare scontata osservando le immagini e ascoltando le parole che hanno accompagnato le celebrazioni di ieri. Ma poiché l’esercizio della memoria non è né scontato né facile è forse giusto porsi questa domanda: sapremo ricordare?
Il tema lo suggerisce una riflessione del sindaco di San Giuliano Terme, Sergio Di Maio. È salito al monumento ai caduti della Romagna a Molina di Quosa. E la particolarità di questa celebrazione non è stata solo l’assenza dei cittadini e soprattutto delle scolaresche: «È il primo 25 Aprile senza partigiani viventi a “custodire” la nostra comunità – ha detto Di Maio –. L'ultimo testimone attivo dell'epoca, Duilio Cordoni, ci ha lasciati qualche mese fa e il mio pensiero è andato spesso a quel giorno in cui ci siamo stretti nel suo ricordo, riuniti nel Parco del Partigiano di Asciano intitolato a Uliano Martini. Inevitabile pensare anche alla brigata “Nevilio Casarosa”, allo stesso Uliano, a Livia Gereschi e ai tanti altri protagonisti della nostra storia». Ed ha aggiunto: «Adesso siamo davvero rimasti soli nella lotta per conservare la libertà e far vivere quegli ideali di pace e democrazia sui cui si fonda la nostra società. Non mi stancherò mai di ripeterlo».
Tante le iniziative di ricordo in provincia ieri. A Pisa si sono ritrovati il sindaco, Michele Conti, il presidente dell’Anpi Bruno Possenti e il presidente della Provincia Massimiliano Angori, che nel suo intervento ha messo in parallelo la Resistenza e la resilienza alla quale tutti siamo chiamati oggi, in tempi di emergenza sanitaria, ricordando il ruolo degli amministratori pubblici chiamati «a fare scelte coraggiose, improntate alla ripartenza dell’economia locale e, contemporaneamente, alla tutela del bene primario della salute pubblica di cittadini e lavoratori». La Liberazione e l’emergenza sanitaria sono stati al centro anche dell’intervento di Conti che ha rivolto a tutti un appello all’unità, alla condivisione della memoria: «Per anni questa data è stata motivo di scontro e divisioni. Ora, dopo 75 anni da quei fatti, credo sia giunto il tempo per affrontare una riflessione pacata, condivisa e non conflittuale, affinché i valori di libertà e democrazia che contiene questa giornata possano essere sempre più condivisi da tutti gli italiani». Parlando dell’attualità ha fatto riferimento a come l’emergenza sanitaria in atto sia spesso paragonata a una guerra: «Se veramente ora come allora siamo in guerra, è il momento di trovare i punti di unione piuttosto che le divisioni – ha aggiunto – . E questo è un compito che spetta in primo luogo alle forze politiche, a tutte le forze politiche, alle associazioni, al mondo della cultura e alla società civile».
«Quest'anno festeggiamo il 25 Aprile dentro un contesto di sacrifici e di isolamento collettivo – ha ricordato il sindaco di Pontedera, Matteo Franconi, durante le celebrazioni –. L'ho fatto dentro un silenzio surreale, rendendo omaggio alla memoria immortale della nostra storia, soltanto assieme al presidente dell'Anpi di Pontedera. Ma non è stato un silenzio muto. È stato un silenzio gonfio di speranza. Di determinazione e di tenacia. Di consapevolezza del fatto che da qualsiasi oscurità ne usciremo liberi ed assieme».
Di memoria e di passaggio del testimone ha parlato infine il sindaco di Volterra Giacomo Santi: «Oggi, mentre c’è ancora chi cerca di allontanarci dalla verità, abbiamo il dovere di trasmettere, in un ideale passaggio di testimone tra i ragazzi che 75 anni fa combatterono per la nostra libertà e le nostre future generazioni, i valori della libertà, della democrazia e della Resistenza antifascista, perché gli orrori della guerra finiscano e non si ripetano mai più, in ogni angolo del mondo». —
Valentina landucci
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