Il Tirreno

Pisa

«Potremo liberarci oggi grazie a chi ci ha liberato 75 anni fa»

Matteo Ghezzi
«Potremo liberarci oggi grazie a chi ci ha liberato 75 anni fa»

La riflessione di Matteo Ghezzi, studente di giurisprudenza di 20 anni: la Costituzione è il faro che guida quest’era di limitazione ma anche lo scudo a tutela dei nostri diritti 

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l’intervento

Mi è stato chiesto se un ventenne può trovare motivi di riflessione in un 25 Aprile di quarantena. Non è semplice, per un giovane, esprimersi su questo tema. Serve rispetto per chi ha vissuto quegli anni tragici e per quella distruzione, fisica e morale, dalle cui ceneri è nata la nostra Repubblica. Non si può banalizzare né attingere solo dai libri di storia. In questi mesi di incredibile violenza sull’anima di ciascuno, di immagini surreali, di dolore pandemico che prosciuga il respiro e sembra portare via con sé le speranze dei più fragili e i sogni dei più giovani, ho mantenuto un faro acceso e ad esso mi sono rivolto nella mia navigazione solitaria: la Costituzione.

E ancora ad essa guardo per riflettere sulla Festa della Liberazione.

Per arginare il diffondersi del covid-19, è stato imposto il lockdown all’intero Paese, così sacrificando parte delle libertà, di cui irrinunciabilmente siamo titolari, per tutelare il diritto alla salute che, nella sua dimensione individuale e collettiva e in un ottica di bilanciamento con altri diritti, risulta prevalente.

Per quanto sia oggi difficile sentirsi privati di questi diritti, dobbiamo mantenere sempre presente la forza dello scudo protettivo di cui godiamo: la Costituzione che, all’articolo 32, sancisce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e come interesse della collettività. La sua attuazione ha consentito, nel 1978, l’istituzione di un Sistema Sanitario Nazionale che garantisce, in condizioni di uguaglianza, l’accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie.

Quello alla salute è il diritto che, in coerenza con le possibili limitazioni previste dalla stessa Costituzione per “ragioni di sanità o di pubblica sicurezza”, prevale sugli altri diritti di cui siamo oggi privati: la libertà di circolazione e di soggiorno di cui all’articolo 16; la libertà di riunione, privata o aperta al pubblico, di cui all’articolo 17; la libera iniziativa economica privata, di cui all’articolo 41; il lavoro, che permea di sé tutta la trama costituzionale dall’articolo 1 e che lo pone a fondamento della nostra Repubblica.

La Costituzione stessa consente la limitazione temporanea di questi diritti, ma resta lì a scudo e monito affinché non possano essere cancellati. È il fondamentale strumento di protezione dei nostri diritti inalienabili, di cui restiamo indissolubilmente titolari, che deve darci fiducia e conforto in questo momento di incertezza. Ciò di cui siamo stati privati, e che viviamo con difficile adattamento, è solo il loro temporaneo esercizio che tuttavia si affianca alla mai negata libertà di manifestazione del pensiero e di comunicazione, di cui agli articoli 21 e 15, e al diritto sociale all’istruzione di cui all’articolo 33 e che, anche grazie alla tecnologia, ci vengono oggi comunque garantiti.

Ma la nostra Costituzione, che spesso viene data per scontata, è frutto del ritrovato sentimento di pace, condivisione e volontà di tutelare il prossimo, emerso proprio a seguito della Liberazione del 25 Aprile. È frutto del sangue, del sudore e della mentalità combattente di generazioni passate, che hanno lottato per creare lo scudo per i nostri diritti. E oggi, come allora, stiamo tutti lottando per preservare il diritto fondamentale che sta alla base della estrinsecazione effettiva di tutti gli altri: quello alla salute.

Ma attenzione ai paragoni. La nostra è una lotta dura, lunga ma dalle certezze radicate. Quella di allora, quando si combatteva per conquistare la libertà, non aveva riferimenti solidi ma, forse, il sogno di un documento costituzionale che desse equilibrio alle esigenze dei rapporti civili, etico sociali, economici e politici.

Per questo, mi sento consapevolmente più fortunato, per quanto il vivere di oggi non abbia precedenti nel recente passato. Mai l’esercizio dei nostri diritti è stato più contratto. Ma so che dobbiamo resistere ancora un po’, silenziosamente, rimanendo a casa il più possibile. Soprattutto in questo 25 aprile dal sapore nuovo, in segno di rispetto per quelle lotte dolorose durate anni e che ci danno la certezza che presto, i nostri diritti, potranno essere nuovamente esercitati.

E non dimentico che potremo liberarci oggi, grazie a chi ci ha liberato 75 anni fa.

Matteo Ghezzi

20 anni

studente universitario

di Giurisprudenza a Pisa

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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