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Il video non ridicolizza la magistratura locale
L’avvocato Giambartolomei ex pm a Pisa e a Firenze «Espresso solo il timore di una compressione della difesa»
L’avvocato Giuliano Giambartolomei, ex magistrato a Pisa e poi procuratore aggiunto a Firenze, ha scritto una lettera aperta sul caso del video della Camera penale sulla simulazione del processo a distanza.
Interrompo il mio naturale riserbo, spinto soltanto dal profondo dolore che ho provato per gli eventi che si sono verificati all’interno dell’ambiente giudiziario pisano a causa di un filmato diffuso in rete riproducente la simulazione di un’udienza penale da remoto.
Mi permetto di intervenire, forse con presunzione, per almeno quattro motivi: conosco la sede giudiziaria di Pisa dal 1977, sono stato pubblico ministero per 27 anni, ho conosciuto e conosco magistrati e avvocati da sempre e da cinque anni esercito come avvocato. Mai nella mia lunga esperienza ci sono stati motivi di contrapposizioni tra magistrati e avvocati, e sempre i rapporti sono stati improntati alla massima collaborazione e comprensione delle reciproche professionalità.
La sede giudiziaria di Pisa è stata ed è ambita da tutti, ha avuto ed ha riconosciute eccellenze sia tra i magistrati sia tra gli avvocati. Il mio intervento non è diretto ad accusare né a giustificare alcuno, ma mi sento, sempre con presunzione, talmente “terzo” rispetto agli eventi, di poter affermare, con convinzione, che il filmato era soltanto la rappresentazione del timore di una compressione del diritto di difesa, intrinsecamente connesso all’oggettivo limite tecnico dell’udienza da remoto e che sopratutto non vi fosse da parte dei partecipanti al filmato l’intenzione di attaccare, offendere o ridicolizzare la magistratura giudicante locale. Questo affermo non solo perché, alla visione del filmato, come tanti altri addetti e non ai lavori, non ho riportato questa sensazione, ma anche perché le persone che vi hanno partecipato non le conosco come portatrici di sentimenti di avversione o disistima nel confronti dei giudici.
Inoltre, nel corso della professione di avvocato, non mi è mai, dico mai, capitato di sentire un collega criticare, se non nel merito di una sentenza o altro provvedimento, la professionalità di un giudice. Da vecchio frequentatore delle aule di giustizia mi sento di dire che i processi si fanno non solo con le norme di procedura, ma anche con il sentimento di condivisione delle reciproche problematiche professionali, perché si possa dire di avere celebrato un processo nato dalla collaborazione delle parti. Riporto una frase di uno dei più grandi avvocati del nostro tempo, Piero Calamandrei, dal libro “Elogio dei giudici”: “Nel processo giudici e avvocati sono come specchi, ciascuno, guardando in faccia l’interlocutore, riconosce e saluta, rispecchiata in lui, la propria dignità”. Mi permetto quindi, perché nelle nostre aule di giustizia si possa respirare quel clima di cui parla Calamandrei, di rivolgere non un invito, ma un accorato appello a tutti, magistrati e avvocati perché si incontrino, si confrontino per chiarire e per ricreare quella reciproca unità di intenti che è necessaria per amministrare insieme la giustizia. Pisa non merita il contrario.
Giuliano Giambartolomei
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