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Il sindaco di Pisa: aiuti per gli affitti commerciali
Michele Conti annuncia un intervento di sostegno per la Fase 2. Appello di Italia Viva: buoni spesa anche ai non residenti
PISA. Un contributo agli affitti. Non solo per quelli delle abitazioni, ma anche per i fondi commerciali. La giunta comunale sta pensando ad un pacchetto di aiuti in vista della Fase 2, quella della ripresa. «Commercio, comparto del turismo e edilizia sono i settori da aiutare per la ripartenza, quelli che hanno subìto maggiormente le conseguenze della crisi legata al coronavirus», dice e ripete il sindaco di Pisa Michele Conti. «Attendendo le misure del governo, e avendo già aiutato le famiglie (buoni alimentari in via di esaurimento, ma rifinanziati con la campagna “Facciamo i buoni” e contributo affitti già deliberato di 150mila euro), è il momento di aiutare gli imprenditori del commercio e del turismo». L’idea «è quella di finanziare un grande piano di sostegno agli affitti commerciali - dice Conti - in grado di generare un doppio beneficio: da una parte per i proprietari e dall’altra per i gestori che potranno riavviare l’attività alleggeriti di alcune spese», ovvero, oltre all’affitto, le già annunciate di sospensione dei pagamenti di Cosap e Tari.
Intanto, a proposito di aiuti, Francesca Cardini e Michele Passarelli Lio, del comitato di Italia Viva di Pisa, rivolto un appello al sindaco riguardo alla distribuzione dei buoni spesa in aiuto delle famiglie che vivono sul territorio comunale: «Per superare l’emergenza sanitaria e sociale e poter ripartire al più presto, chiediamo al sindaco di Pisa di modificare la norma, non prevista dal Dpcm governativo, per la quale i buoni spesa stanziati dal governo nazionale vengano distribuiti solo ai residenti». Pisa, aggiungono, «è una città nella quale, tra studenti, lavoratori e famiglie, sono presenti diverse migliaia di persone non residenti, italiane e straniere, che seguendo questo criterio non possono ricevere questo tipo di assistenza. Dal nostro punto di vista il criterio, meramente burocratico, della residenza anagrafica è, in questo caso, certamente molto meno rilevante del bisogno di uomini, donne e bambini di poter mangiare. In un momento nel quale sia chi non riceve stipendi ma anche chi non li ha mai ricevuti può sopravvivere solo grazie all’aiuto della collettività, crediamo che le istituzioni debbano dare questo forte segnale di vicinanza. Proprio con le associazioni che si occupano da anni dell’assistenza alla marginalità - concludono Cardini e Passarelli - crediamo che le istituzioni debbano collaborare di più e meglio, proprio per definire nel miglior modo possibile i criteri di assistenza e di individuazione del bisogno».
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