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Pisa

il caso crespina lorenzana 

«Illegittima l’ordinanza sui tetti minimi della spesa»

«Illegittima l’ordinanza sui tetti minimi della spesa»

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Fa discutere l’ordinanza del sindaco di Crespina Lorenzana Thomas D’Addona sui tetti di spesa negli esercizi commerciali. C’è chi sostiene sia illegittima.

«In questo momento delicatissimo per tutti, cittadini e imprese non c’era bisogno – afferma Simone Romoli, responsabile area pisana di Confesercenti Toscana Nord – di ordinanze creative da parte dei sindaci. Tra l’altro in evidente contrasto con le direttive del governo. Per questo, sul caso Crespina-Lorenzana, abbiamo scritto al prefetto e alla Regione perché intervengano sul provvedimento del sindaco D’Addona. Abbiamo interessato il prefetto Giuseppe Castaldo e il governatore Enrico Rossi della vicenda perché siamo di fronte ad una ordinanza più restrittiva delle norme governative e che quindi può essere firmata solo dalla Regione. Chiedendo quindi il suo annullamento».

Il responsabile area pisana di Confesercenti Toscana Nord entra poi nel merito delle norme introdotte dal sindaco D’Addona. «Ci sono davvero tante motivazioni per contestare il provvedimento. A cominciare ad esempio dal fatto che il territorio non sembra, più di altri, essere investito da una emergenza contagi tale da intervenire in maniera così drastica – insiste Romoli –. Poi una evidente sperequazione a favore della media distribuzione dove sicuramente sembra più facile spendere 50 euro (vista la quantità di prodotti) rispetto ai 20 in un alimentari o addirittura 5 in un panificio. E che dire delle farmacie, dove ad esempio una neo mamma ogni volta che dovrà acquistare i pannolini o il latte in polvere, dovrà per forza abbinarci anche un farmaco. Poi non dimentichiamo che per qualcuno spendere 50 euro in una volta potrebbe essere difficile viste le difficoltà economiche del momento».

La conclusione: «Ci auguriamo che il sindaco D’Addona, anche se animato da una volontà di garantire la salute ai cittadini, si accorga comunque di avere firmato una ordinanza sbagliata e che quindi la revochi. Senza la necessità di un intervento di un organo superiore come la prefettura». —



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