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Pisa

Chiesa e fedeli

Coronavirus, il richiamo dell’arcivescovo di Pisa ai parroci ribelli

L’arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto
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L’arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto

I sacerdoti forniscono degli orari per la comunione, ma Benotto invita al rispetto delle regole contro eventuali assembramenti

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PISA. La lunga quarantena e i divieti imposti per fronteggiare il coronavirus hanno costretto l’arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, ad intervenire più volte per tenere a freno i parroci. Ci sono sacerdoti infatti che interpretano a modo loro le disposizioni cercando di renderle meno restrittive possibile per i fedeli. Ma questo finisce per creare difficoltà, nonostante le disposizioni dei Vescovi toscani del 28 marzo. Così la sera del giovedì santo i carabinieri sono intervenuti nei pressi di una pieve della provincia dove nel pomeriggio era stata concelebrata una messa alla presenza di più sacerdoti, tutti intorno all’altare, senza osservare le distanze di sicurezza. I militari dell’Arma hanno anche identificato due giovani che avevano il compito di occuparsi della diretta streaming, ma non sono stati sanzionati. «Ho dovuto dire a due preti e alle suore di non venire più, privandoli della messa di Pasqua», si era lamentato il sacerdote.

Ma la successiva reprimenda, con l’invito al religioso a fare entrare in chiesa durante la messa solo poche persone, non ha avuto l’effetto sperato. Il parroco ha diffuso un volantino per informare i parrocchiani che dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12 avrebbero potuto ricevere la comunione. La comunicazione deve essere arrivata all’orecchio dell’arcivescovo che il giorno dopo ha scritto a tutti i parroci e ai diaconi della diocesi. Poche righe per ricordare che è meglio non dare orari precisi per ricevere la comunione. I fedeli che vanno in chiesa per la preghiera personale riceveranno l’eucarestia se trovano il sacerdote. Dare gli orari in anticipo espone solo al rischio di creare occasioni di assembramento. Ed è proprio con questo scopo che anche la Chiesa ha accettato le limitazioni imposte per cercare di contrastare il coronavirus. Ma più della lettera ha potuto l’intervento della polizia municipale. L’altra mattina infatti qualcuno ha chiamato il comando dei vigili per segnalare un insolito movimento davanti alla chiesa. Gli agenti sono intervenuti e hanno trovato alcune parrocchiane - tre o quattro - che erano state a fare la comunione. Nessuno è stato sanzionato, ha prevalso la regola del buonsenso. Ma il parroco non ha gradito e sulle chat riservate ai fedeli si è scatenata una sorta di caccia alle streghe. Una ricerca serrata di chi va a fare le “soffiate”. Ora basta, avete scocciato, si lamenta il parroco, risentito da quelle che ritiene inutili cattiverie, ammettendo però di non voler rischiare denunce. «Non c’erano assembramenti, al massimo tre o quattro persone distanziate».

Le misure restrittive che hanno coinvolto anche gli edifici religiosi continuano a creare un acceso dibattito su chi non avrebbe voluto vedere le chiese vuote. —
 

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