Il Tirreno

Pisa

In un albergo sanitario 

«Fanno i tamponi senza dirci l’esito»

S.C.
«Fanno i tamponi senza dirci l’esito»

La testimonianza di una donna dimessa dall’ospedale ma ancora costretta a non rientrare in famiglia

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pontedera

«È una bella idea quella dell’albergo sanitario. Ma manca il coordinamento con l’Asl. Non c’è un collegamento tra i vari settori, ognuno lavora per conto suo. Ci vorrebbe un medico come coordinatore. I tamponi vengono eseguiti, ma poi non sappiamo che tempi di risposta hanno. A noi che siamo chiusi in una stanza, il tempo sembra non passare mai, abbiamo bisogno di risposte. Invece, da quanto abbiamo capito mancano di nuovo i reagenti. Ci hanno detto che il laboratorio di Livorno è quasi fermo e Pisa è impegnata con le Rsa e con centinaia di tamponi che arrivano dalle case di riposo . Noi, che siamo stati messi a dura prova dalla malattia, ci sentiamo abbandonati. Per assurdo avevamo maggiori sicurezza quando eravamo all’ospedale».

Parla una delle ospiti di un albergo sanitario di Pontedera che dopo un ricovero a Cisanello e settimane di apprensione è stata ritenuta clinicamente guarita e dimessa. Non poteva tornare a casa perché il suo tampone era ancora positivo. Come si è potuto notare in queste settimane, tanti contagi sono avvenuti proprio all’interno delle famiglie. «Mi dispiace dirlo, ma qualcosa non sta andando come ci aspettavamo. La struttura è buona e anche l’accoglienza. Sulla vigilanza sanitaria siamo rimasti un po’ sorpresi. Parlo per me, ma nella mia stessa condizione ci sono anche altre due persone che da giorni sono negative al tampone ma nessuno gliel’ha detto. Pare che sia stata fatta confusione con i tamponi e ora lo hanno dovuto ripetere a tutti e due. Rendiamoci conto che il tempo tra quattro mura non passa mai». La donna, 60 anni, residente in Valdera, dopo un mese di malattia, ossigeno e ospedale non vede l’ora di tornare in famiglia. «Per avere un tampone di controllo – dice – ho dovuto chiedere e richiedere. Per fortuna che il mio medico di base mi segue, non mi lascia sola, si informa, chiede. Lunedì sono venuti a farmi il primo tampone ed ero negativa. Però nessuno me lo ha detto subito e giovedì sono venuti a farmi il secondo. Nessuno sapeva come era andato il primo, me lo hanno detto dopo ore. Nel frattempo ci hanno detto che non ci sono i reagenti (pare sia un problema generale), ma noi siamo preoccupati. Anche il cibo, a mio avviso, potrebbe essere migliore. La mia non è una critica fine a se stessa, non mi interessa fare polemica. Vorrei solo che servisse per migliorare le cose anche per i malati che arriveranno dopo di me. Le assistenti sociali ci seguono, i dottori anche, il Comune ci ha fatto sentire la sua vicinanza, ma con i servizi dell’Asl qualcosa non sta andando come mi sarei aspettata».

Ciliegina sulla torta. Ora che la donna sta per ritornare a casa, l’Asl ha contattato il marito per fare il tampone. Ma come...? Nel frattempo è passato un mese da quando la moglie era stata trovata positiva al Covid-19 e la quarantena il coniuge l’ha finita da un bel po’ di tempo. —S.C.

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