Italia
«Infarti, ictus e tumori restano un pericolo Ospedali e 118 non sono luoghi di contagio»
Michele Emdin e Sergio Berti: «In tanti sottovalutano i sintomi e non richiedono aiuto per paura: i nostri percorsi sono sicuri»
Giuseppe Boi / Pisa
Non si muore solo di Covid-19. Infarti, ictus e tumori restano un pericolo. Nell’immaginario collettivo sono passati in secondo piano per la pandemia, ma sottovalutare le altre patologie è un errore. Anche perché tanti, troppi, non si rivolgono più a specialisti e ospedali temendo il contagio del coronavirus. «In queste settimane alcuni pazienti con infarto e con ischemia cerebrale hanno aspettato a casa sino a 4 giorni sperando in una possibile risoluzione spontanea dei sintomi. Le malattie “tempo-dipendenti” vanno trattate senza ritardi come sempre avvenuto», sottolineano Michele Emdin e Sergio Berti, direttori rispettivamente della Cardiologia clinica e Interventistica della Fondazione Monasterio che lanciano un appello: «Non abbiate paura di chiamare il 118 e venire in ospedale. A Pisa e in Toscana non sono luoghi a rischio contagio».
I malati sono in fuga?
«Abbiamo osservato una riduzione di pazienti che accedono in ospedale per infarto e un aumento dei pazienti con infarto e angina instabile giunti in ritardo. Il timore di un possibile contagio ha spinto molti a non rivolgersi alle strutture sanitarie o farlo in ritardo, aumentando così i rischi per la salute sino a causare fatalità come, verosimilmente, è avvenuto nel caso dell’ictus».
L’ospedale è realmente un luogo pericoloso?
«L’organizzazione della rete ospedaliera adottata dalla Regione per la pandemia in corso ha separato i percorsi garantendo sempre l’accesso alle cure in particolare per le cosiddette malattie “tempo-dipendenti” come l’infarto. Le strutture della Fondazione sono identificate come “no-Covid” e garantiscono le prestazioni in urgenza, ambulatoriali e di ricovero, nella più totale sicurezza grazie anche ai rigidi protocolli adottati».
Dunque, “non sottovalutate i sintomi e chiamate”.
«In presenza di sintomi caratteristici dell’infarto (come dolore o oppressione toracica, epigastrica, alla mandibola, al giugulo, con o senza irradiazione agli arti superiori) e dell’ictus (come afasia o perdita di forza a un arto) si deve chiamare subito il 118: la rete per la gestione dell’infarto a dell’emergenza cerebrovascolare nella nostra area fa capo all’Aoup e alla Fondazione Monasterio e riesce a garantire il raggiungimento delle sale di emodinamica in tempi rapidi».
E le visite ambulatoriali?
«Questa situazione e la nostra volontà di restare a fianco dei pazienti ci ha portato a soluzioni alternative. Grazie al supporto dei nostri informatici, la strategia adottata alla Fondazione, coordinata dal dottor Emilio Pasanisi, ha permesso di creare l’infrastruttura necessaria alla telemedicina. In particolare il paziente può essere visitato a distanza da un cardiologo, uno pneumologo o un diabetologo».
Il “teleconsulto” sostituisce la visita ambulatoriale?
«La affianca. Il medico, in base a quanto emerso, ha un quadro dello stato di salute del paziente che può portare anche a un’eventuale visita urgente, a indagini strumentali urgenti o al ricovero ospedaliero».
In caso di visita o esame urgente, come avviene l’accesso alla Fondazione?
«I medici di medicina generale hanno un numero di telefono dedicato sul sito dell’Ordine dei medici di Pisa o della Fimmg. Alla data e ora fissate per la visita o esame urgente, il paziente accede agli ambulatori dopo essere transitato in un’area filtro: qui un operatore lo invita a igienizzare le mani con gel, fornisce una mascherina qualora il paziente ne sia sprovvisto, esegue un’anamnesi per valutare il rischio di infezione da coronavirus, misura la temperatura e, quindi, verifica la prenotazione e consente l’accesso. Il tutto nella massima sicurezza».
Quanti cardiologi sono dedicati a questa attività?
«Al momento sono impegnati cinque medici e riscontriamo un alto livello di apprezzamento da parte dei pazienti “visitati”. Si tratta di un’attività impegnativa, ma è un banco di prova per il futuro». —
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