Il presidio
Complimenti per il 110 e lode dottor Falconi anche se per me rimarrai sempre “Daddo”
La “strana” giornata di Edoardo, laureatosi da remoto in Medicina, raccontata dal babbo giornalista del Tirreno Paolo
la festa sospesa
Quando la sera del 28 gennaio scorso i medici del pronto soccorso di Pontedera erano intenti a capire cosa mi stava succedendo, mio figlio che da qualche giorno aveva sostenuto l’ultimo dei 36 esami di Medicina all’Università di Pisa, mi guardava disteso sul lettino. Non parlava. Assistette a tutta la sequela di accertamenti che decretarono una inaspettata embolia polmonare con conseguente immediato ricovero in terapia sub-intensiva. Soltanto dopo due giorni mi disse: «L’avevo capito subito cosa avevi, quando mi hai detto di una frequenza cardiaca di 124 battiti». Non dissi nulla, perché avrei chiamato in causa - gratuitamente e non certo con stile - sua madre… Lui rintuzzò: «Non potevo dirlo io, ma le macchine».
Ecco, da ieri quel “figlio intenzionalmente muto” è medico, avendo discusso la tesi rigorosamente da casa in tempi di coronavirus. Davanti a un computer ha discusso la tesi con i professori che dall’altra parte erano a Pisa. Prima la commissione aveva espresso un toccante pensiero verso «i colleghi impegnati in prima linea».
Il titolo della tesi; “Sindrome di Angelman: studio di storia naturale e correlazione genotipo-fenotipo”. Relatore la professoressa Raffaella Battini. Quella di Angelman è una sindrome genetica, descritta la prima volta nel 1965 dal pediatra inglese Harry Angelman, causata dall’assenza di una porzione del cromosoma 15 (contrassegnata come 15q11-q13). La malattia si osserva solo nelle persone in cui la mancanza riguarda il cromosoma 15 di origine materna. È malattia rara che colpisce circa un neonato ogni 20.000 al mondo, 3mila in Italia. I bambini e ragazzi con sindrome di Angelman hanno gravi disabilità motorie e cognitive, non parlano e soffrono spesso di epilessia, disturbi del sonno e problemi del comportamento che ricadono nello spettro autistico. Soltanto da metà giugno scorso esiste il Registro Italiano per la Ricerca scientifica e clinica sulla sindrome e questa tesi si inserisce per una sua più vasta e accurata conoscenza.
Da parte mia proseguo la convalescenza con uso di anticoagulanti, dietro consiglio medico rigorosamente da prolungare visti i tempi difficili; lui, Edoardo, ha fatto esperienza alla Stella Maris di Calambrone, e lì, nonostante la pandemia, ha preparato la tesi. Ieri pomeriggio l’ha discussa non potendo vivere l’atmosfera emozionale dell’aula magna. Grazie all’applicazione Microsoft Teams nonna Adriana (da lui sempre chiamata A) con i familiari a seguire in remoto. Mentre l’altra nonna si sarà fermata un attimo (volendo misurare il tempo in modi terrestri) nella Casa del Padre per asciugarsi i lacrimoni di gioia. Figurarsi, era capace di piangere davanti alla tv con i film commedia! Negli anni di malattia ha fatto un po’ da cavia agli studi, con il suo cuore stanco, a Edoardo.
A lui l’abbraccio intenso e commosso di mamma Lorella, che da 26 anni è dedita al suo bene. La corona di alloro è stata fatta in casa: nella mitologia greca simboleggiava la sapienza e la gloria. Qualche tralcio strappato a una siepe. Arrotolato e tenuto stretto da un nastro rosso. Con un peperoncino intero a mo’ di scaramanzia. Comunque sia, mio figlio Edoardo sarà per me sempre Daddo... con l’aggiunta dottore. Da ieri lo è, anche se la festa di laurea obbligatoriamente è a data da destinarsi. È dottore dopo un percorso scolastico e universitario davvero sempre eccellente. Scoprendo le sue qualità e predisposizione alla professione prima della mia convalescenza impensabili. Bravo e complimenti per il 110 e lode, dottor Edoardo Falconi! —Paolo Falconi
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