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Le consegne a domicilio non bastano per sopravvivere
marina di pisa
Le attività del litorale che possono restare aperte tentano di resistere come possono alla quarantena fornendo servizi a domicilio. Ma la strada resta comunque buia. La pizzeria marinese “L’Acquolina”, ad esempio, consegna pizze e schiacciatine ripiene a domicilio anche se per il titolare Luca Benedetti non è una novità, era un servizio che offriva anche prima ma ora tutto s’incentra su questo e non è risolutivo. Qui i due dipendenti lavorano a turno in modo da non perdere il posto ma c’è comunque poco giro che aumenta un pochino nel fine settimana. «Speriamo che non vada avanti così ancora a lungo, al massimo per un altro mese – dice una delle dipendenti – altrimenti questa situazione diventerà un problema. Aspettiamo cosa diranno le istituzioni dopo Pasqua, nel frattempo noi lavoriamo in sicurezza con mascherine e guanti che comunque usavamo già anche prima e lo stesso i ragazzi che fanno le consegne».
Per Fabrizio Cresci, gestore del ristorante Marco Polo sulla Litoranea, la consegna a domicilio dei pasti è un fatto nuovo. «Per noi questo è stato un cambiamento radicale perché non l’avevamo mai fatto prima. È un modo completamente diverso di lavorare – spiega la moglie Monica Dontu –. Avevamo già i contenitori per tenere fredde le bibite, ma i contenitori termici li abbiamo dovuti comprare. Poi i cibi devono essere confezionati e con l’etichetta, lavoriamo tutti con i guanti, mascherine e di sanificatori ne consumiamo a litri e anche il furgone deve essere sanificato dopo ogni consegna e per attrezzarci abbiamo avuto più spese. E poi non ci sono soldi e quindi la gente non ordina della cene complete. Quello che guadagniamo ci permette comunque di mantenere le nostre famiglie». «C’è anche il problema di reperire gli ingredienti – aggiunge Cresci –. Prima andavo a comprare il pesce alla Metro ma ora è chiusa e in giro c’è meno varietà. Io penso che questa situazione andrà per le lunghe e credo anche che non ci saranno cambiamenti prima di luglio e qualcuno forse non ce la farà nemmeno a riaprire».
Anche la pizzeria “Bollicine” di Tirrenia tutte le sere, eccetto il lunedì, lavora con l’asporto. «Con l’asporto si raggiunge il 15-20% al massimo del lavoro che facevamo prima – afferma il titolare Manuel Picchi –, non si coprono nemmeno le spese. Come facciamo con l’affitto e i consumi con il locale chiuso? È più un modo per togliersi di casa e dai pensieri. I miei due dipendenti ora sono in cassa integrazione e speriamo di ripartire presto, ma non sono ottimista per la stagione. In giro ci sarà la paura».
Non fanno servizio a domicilio solo le pizzerie e i ristoranti ma anche altre attività come la ferramenta, il venditore ambulante di frutta e verdura con posto fisso vicino a piazza Sardegna e molti altri. Insomma, tutti cercano di reinventarsi per tirare avanti. —
D.l.
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