Il Tirreno

Pisa

Il Covid-19 come la guerra, niente processione delle paniere

Nilo Di Modica
Il Covid-19 come la guerra, niente processione delle paniere

Santa Maria a Monte si appresta ad una Pasqua “monca” senza celebrare la Beata Diana Giuntini

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santa maria a monte

E fu così che l’emergenza si portò via le paniere. La storica processione floreale, festa del comune per eccellenza dedicata alla patrona Beata Diana Giuntini, non potrà avere luogo a seguito delle disposizioni contro il coronavirus. Una Pasqua «monca», come la definiscono in tanti. Il particolarissimo rito, legato alla venerazione della patrona vissuta fra XIII e XIV secolo, che vede ogni lunedì di Pasqua le giovani del paese e i loro cavalieri portare ceste stracolme di fiori dalla base della collina alla chiesa Collegiata, è senza dubbio il rito che più di tutti caratterizza il comune. Un legame, quello fra la ‘beata’ e i fiori, fissato in quella tradizione che a partire dalle agiografie del XV secolo ha raccontato del celebre miracolo della Beata: la trasformazione del pane, che Diana portava nel grembiule ai poveri del paese in sfida alle leggi vigenti, in fiori. «Sarà una Pasqua strana – dice Alberto Fausto Vanni, da sempre cultore delle cronache santamariammontesi –. I primi riferimenti all’esistenza di un rito verso questa pia donna, mai riconosciuta fino in fondo dalla Chiesa se non a seguito di una devozione incredibile della comunità, è in uno statuto del XIV secolo. La processione è sempre stata una cosa molto sentita, capace di riunire tutto il paese. Un rito che affonda le radici nella storia del paese, basti pensare che in parrocchia, fra le vestizioni storiche da cerimonia del passato, è conservato anche un paramento di fine ‘700 dedicato proprio a Diana». E proprio lo sconforto di questi giorni ha fatto scoprire un pezzo di storia del paese. Fu la Seconda guerra mondiale infatti l’ultima “pausa” della processione, che assunse questa forma liturgica fatta di enormi ceste di fiori preparate dai quartieri e dalle nobili famiglie del paese nella metà dell’800. A dare una prova della sospensione della cerimonia nel ’44 è stato uno sguardo al “libro dei conti” della parrocchia. Infatti, se per gli altri anni fra le entrate si menzionano quelle derivate dalla festa e dalle processioni, nell’anno 1944 non viene riportata alcuna entrata. Al suo posto, si legge “entrate per lo scoprimento straordinario della Beata, settembre 1943”, eccezionale svelamento da mettersi in relazione al bombardamento di Pisa del 31 agosto. Fra le uscite del 1944 il registro riporta “diminuzione per i soldi dispersi in occasione dei bombardamenti”. «Vivremo la Pasqua e la festa della Beata Diana innanzitutto nelle nostre case – spiegano don Bruno Meini e don Simone Meini, parroco e viceparroco –. Saranno le nostre abitazioni il vero tempio in cui celebrare, come nelle case degli ebrei nella Pasqua dell’Esodo e dei primi cristiani di 20 secoli fa».

Le celebrazioni, infatti, avverranno su Facebook, come già si svolgono in questi giorni attraverso dirette dalla pagina “Unità Pastorale di Santa Maria a Monte, Cerretti, Montecalvoli, San Donato”. Saranno i sacerdoti a portare una paniera di fiori davanti all’urna della Beata e un cero il giorno dopo. —

Nilo Di Modica

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