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Pisa

Processi da “remoto” bocciati dalla Camera penale pisana

Processi da “remoto” bocciati dalla Camera penale pisana

LA PROTESTA: CI DEVE essere IL CONSENSO DELL’ARRESTATO 

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Non piace gli avvocati il sistema dei processi da remoto. Sia l’Ordine degli avvocati che la Camera penale non hanno sottoscritto il documento che disciplina le udienze con arrestati e detenuti.

«Nessuno può smentire quanto andiamo affermando e cioè a dire che dopo che il presidente del Tribunale ha raccolto l’opinione della Camera penale su una bozza che ci era stata inviata, dopo qualche giorno di silenzio, ci sono state inoltrate per email le linee guida presidenziali senza neanche che ci venisse illustrato quale fosse lo scoglio insormontabile che impediva di giungere ad un protocollo condiviso – si legge in una nota della Camera penale presieduta dall’avvocato Laura Antonelli – . Sia ben chiaro: stiamo oggi discutendo delle udienze di convalida degli arrestati, udienze che non possono essere rinviate e rispetto alle quali non può operare la sospensione. Ora, il punto che probabilmente ha spinto la presidente del Tribunale (è un nostro pensiero, visto che nulla ci è stato detto) ad adottare unilateralmente le linee guida riguarda le modalità di celebrazione di queste udienze. La Camera penale – ben consapevole dell’assoluta necessità di evitare quanto più possibile contatti fra le persone - aveva proposto un’interpretazione del decreto legge idonea a salvaguardare, per un verso, le necessità connesse alla situazione attuale gravata da emergenza sanitaria e, per altro verso, il diritto dell’arrestato a partecipare personalmente all’udienza per illustrare le sue ragioni».

Gli avvocati avevano chiesto che si evidenziasse a chiare lettere nel protocollo che l’attività da remoto costituisse modalità eccezionale e che si acquisisse in tal caso a verbale la non opposizione dell’interessato. «Con la garanzia, peraltro, che per parte nostra mai si sarebbero frapposti ostacoli pretestuosi alla celebrazione da remoto» aggiunge la nota. «La nostra proposta, cioè, mirava a contemperare entrambi gli interessi (non certo i nostri o dei nostri assistiti) ma della collettività – prosegue – la salute pubblica e i principi fondamentali tra i quali vi è il diritto di difesa; privilegiando semmai, per quanto sopra detto, quello della salute pubblica. Abbiamo una preoccupazione di fondo: ovvero che l’emergenza epidemiologica possa trasformarsi – dal punto di vista della celebrazione delle udienze – in futura normalità. Se il problema fosse allora quello che i penalisti faticano, per ragioni di formazione, a diventare smart, come la situazione impone, basterebbe rottamarli, come fino a qualche tempo fa si sarebbe detto. In altri Tribunali, la consapevolezza che i sistemi di collegamento da remoto potrebbero non esserci o non risultare efficienti, si è avuto il buon gusto di scrivere nei protocolli che laddove questa modalità risulti impossibile da seguire, si procederà nelle forme ordinarie come da codice, cioè con la celebrazione di un’udienza con tutte le parti presenti. Ma forse a Pisa si ha la certezza matematica che l’informatica trionferà, sempre e comunque. Auguriamo buona fortuna». —

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