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«Necessario progettare la ripresa senza indugi»
Gli industriali: siamo di fronte ad una crisi peggiore di quella del 2008, la chiusura prolungata delle attività rischia di portare a conseguenze drastiche
pisa
Una crisi peggiore di quella del 2008. Da affrontare senza gli anticorpi che il sistema economico ha saputo sviluppare e che, seppur in un graduale percorso ad ostacoli, hanno consentito alle imprese di rialzarsi dal tracollo di dodici anni fa. Sforzi che il coronavirus rischia di cancellare in poche settimane. Senza, questa volta, le difese immunitarie necessarie a respingere un’ennesima, possibile, grande recessione. «Le attività economiche e industriali sono segnate profondamente dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria. Siamo in presenza di una recessione atipica che non nasce dall’interno del sistema economico, ma da un elemento esterno che ha portato allo stop dell’economia: un fermo macchina globale - è l’allarme lanciato da Patrizia Alma Pacini, presidente dell'Unione Industriale Pisana -. Un elemento ancora più preoccupante è la durata di questa situazione e il perdurare dell’inattività. Nessuno può fare delle previsioni, né in Italia né nel resto del mondo. Per questo è fondamentale tutelare il tessuto produttivo e sociale, lavoratori, imprese e famiglie con strumenti innovativi. Al fine di garantire il benessere futuro, bisogna muoversi tempestivamente come già fatto da altri Paesi».
Secondo uno studio di Confindustria, ipotizzando una ripartenza graduale della produzione ad inizio maggio, il Pil andrà incontro ad un calo del 6%. Un crollo superiore a quello del 2009. L’impatto dell’epidemia peserà fortemente anche sui consumi con un calo previsto del 6,8% rispetto al 2019 e sulle esportazioni di beni e servizi per le quali si prevede una riduzione del 5,1%. «Anche nel territorio pisano - prosegue Pacini - prevediamo un calo di oltre l’85% della produzione con quasi tutti i settori colpiti dal fermo, direttamente o indirettamente per mancanza di clienti e fornitori». Previsioni drammatiche che potrebbero peggiorare se le prossime settimane non saranno accompagnate da provvedimenti che consentiranno a buona parte delle imprese di rimettere in moto la macchina della produzione. «Tutto questo mette a dura prova la capacità del tessuto produttivo di poter ripartire, mentre buona parte delle aziende europee ed orientali lavora e rischia di occupare gli spazi delle aziende italiane e di non farle ripartire - prosegue la presidente dell’Unione degli industriali pisani -. Una prolungata chiusura delle attività produttive non potrà che portare conseguenze drastiche, non avendo le imprese più la liquidità necessaria per far ripartire le macchine. È necessario progettare rapidamente la ripresa con i nostri interlocutori, anche partendo dal protocollo del 14 marzo sulla sicurezza, rivisto in Toscana con il nostro apporto, e superando la logica dei codici Ateco che pone compartimenti stagni tra settori che sono invece sempre più interconnessi e che forse rappresenta una concezione arcaica e burocratica di un’economia ormai sepolta».
«Sono indispensabili interventi urgenti per il sostegno finanziario delle imprese, predisponendo un flusso di liquidità come hanno fatto Stati come Francia, Germania e Usa con centinaia di miliardi a sostegno dell’economia. Come Unione Industriale Pisana - conclude Pacini - stiamo lavorando con il sistema bancario locale per trasformare in fatti concreti i progetti a sostegno delle imprese decisi dai cda dei principali istituti bancari oltre ad aver collaborato con tutti gli enti e istituzioni locali per la salvaguardia della salute dei lavoratori garantendo allo stesso tempo l’attività produttiva». —
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