Il presidio
"Chi può lasci qualcosa, chi non può prenda". E a Pisa arrivano le buste della solidarietà
È l’iniziativa della Palestra popolare La Fontina in questo momento di grande difficoltà economica che colpisce prima di tutto i più poveri
PISA. Chi può lascia qualcosa. Una bevanda, un pezzo di pane o ciò che il carrello e la generosità consentono. Chi non può permettersi un pasto, prende. Senza alcun timore. Senza l’imbarazzo di sottoporsi ad eventuali sguardi indignati. Nasce la “busta solidale”, l’iniziativa della Palestra popolare La Fontina a Pisa per sostenere concretamente chi ha più bisogno puntando sulla generosità dei pisani. Da alcuni giorni gli attivisti del centro sportivo hanno posizionato una busta, o uno scatolone, in più luoghi della città dove è possibile lasciare alimenti o generi di prima necessità a disposizione dei più bisognosi.
“Metti qualcosa se puoi, prendi qualcosa se ti serve” l’appello allegato. L’iniziativa è partita pochi giorni fa dopo la visione di alcuni senzatetto in lacrime che non potevano più chiedere l’elemosina per comprare un panino o una bottiglietta d’acqua. Una busta posizionata sulla statua dedicata a Kinzica de’ Sismondi in piazza Guerrazzi il tentativo di rispondere ad un’esigenza che il coronavirus ha aggravato ulteriormente. Una sperimentazione estesa anche in Logge di Banchi.
«L’obiettivo è ampliare l’iniziativa e dar vita a piccoli punti di raccolta di solidarietà - spiegano gli attivisti della Palestra popolare - puntando soprattutto sulla volontà dei cittadini di replicare il progetto: ognuno può posizionare in strada o in una piazza una scatola o una busta per raccogliere cibo e bevande». Quello di piazza Guerrazzi non è il tentativo di imitare il “panaro” di Napoli, calato dai balconi dei vicoli per raccogliere alimenti da destinare ai più bisognosi, né le iniziative avviate in tante città, ma la necessità di rispondere ad un’esigenza reale. La carità declinata ai tempi dell’emergenza coronavirus, ma anche della crescente povertà e del numero dei poveri sui quali ogni emergenza si abbatte. Non solo un gesto di generosità. La busta solidale è anche il tentativo di sburocratizzare i bisogni e rispondere in tempo quasi reale ad un’esigenza.
Uno strumento che pesa anche il valore di una società che vuol guardare avanti, ma che ha l’obbligo di ricordare chi è rimasto indietro. Per ogni mano caritatevole, c’è una mano che ha bisogno. Anonima la prima, anonima la seconda. Identità astratte che si incontrano in un meccanismo dare-avere spontaneo in una piazza, in una strada fino a qualche giorno fa attraversate da centinaia di persone ed oggi diventate deserti di asfalto e paure, dove però germogliano semi solidarietà e altruismo.
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