Il Tirreno

Pisa

distrutto il totem che lo custodiva 

Rubato il defibrillatore di piazza Toniolo, è già la seconda volta in pochi mesi

Danilo Renzullo
Rubato il defibrillatore di piazza Toniolo, è già la seconda volta in pochi mesi

Il dottor Cecchini: danno da 1.500 euro, il prossimo lo metteremo all’interno di un negozio o di una struttura per proteggerlo

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PISA. L’emergenza sanitaria non ferma i ladri. La scorsa notte hanno colpito in piazza Toniolo rubando per l’ennesima volta il defibrillatore installato dall’associazione Cecchini Cuore onlus e distrutto il totem che lo custodiva. In poco più di tre mesi, il dispositivo salvavita è finito per la seconda volta nel mirino dei malviventi. Donato lo scorso dicembre dalla famiglia del dottor Igino Bonechi è stato rubato a dieci giorni di distanza dall’inaugurazione. Grazie alle donazioni che alimentano gli sforzi della onlus, il defibrillatore è stato riacquistato e reinstallato per poi, la scorsa notte, finire ancora una volta nelle mani dei ladri. Un danno di oltre 1.500 euro che costringerà l’associazione a cambiare “strategia”. In piazza Toniolo non ci sarà più un defibrillatore a disposizione 24 ore su 24.

L’associazione, dopo l’emergenza legata alla diffusione del coronavirus, si impegnerà a reperire i fondi per acquistare un nuovo strumento salvavita che sarà però installato in un’attività commerciale della zona e potrà essere utilizzato solo durante l’orario di apertura del negozio che sarà disponibile ad ospitarlo.

«Con tanta fatica e grazie a tante donazioni, pochi mesi fa eravamo riusciti a comprarne uno nuovo per sostituire quello rubato - spiega amareggiato il cardiologo Maurizio Cecchini, presidente della Cecchini Cuore -. Ora saremo costretti ad installarlo in un negozio o in qualche struttura della zona perché non è possibile sperperare i soldi dei donatori. Occorre fare qualcosa soprattutto per rispondere ai tanti che decidono di contribuire a questa causa e non possiamo permetterci più di subire furti ed atti vandalici. Sono senza parole per questo ennesimo atto di vigliaccheria, che diventa ancora più grave per il periodo di emergenza che ci troviamo a fronteggiare. A far male non è solo il danno, ma anche il significato. Non si tratta di qualcuno che ruba un pezzo di pane per fame, ma di persone che sottraggono alla comunità uno strumento che può salvare vite umane. Non è un semplice furto, ma uno spregio all’intera collettività».

Negli ultimi mesi a Pisa sono stati rubati cinque defibrillatori, che portano ad otto il numero complessivo dei dispositivi salvavita sottratti (su circa 500 installati sul territorio dalla Cecchini Cuore). I malviventi, in particolare, hanno agito nei quartieri di San Giusto e San Marco. «Si tratta di un accanimento contro la campagna di installazione che l’associazione porta avanti - prosegue Cecchini -. Grazie ad un numero di matricola, in Italia i defibrillatori rubati sono facilmente individuabili e quindi non rivendibili. L’ipotesi è che esista un mercato verso l’estero di questi strumenti».

Nell’ultimo decennio, i defibrillatori pubblici installati a Pisa sono stati usati 22 volte salvando la vita a 16 persone. «Si tratta di una delle percentuali più alte al mondo - conclude il presidente dell’associazione - grazie soprattutto ad una campagna d’installazione a tappeto ed ai tanti corsi gratuiti organizzati che hanno contribuito a “formare” centinaia di persone».

Danilo Renzullo

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