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Dimesso e mandato a casa anche se positivo
Settantenne di Capannoli lascia Cisanello per tornare nella sua abitazione. Il figlio: «Ho paura che contagi mia mamma»
CAPANNOLI
Positivo al coronavirus, ricoverato a Cisanello, oggi in condizioni di salute giudicate buone anche se il tampone non è ancora negativo e rimandato a casa dalla moglie. E il figlio della coppia si pone dubbi se sia la giusta procedura: «Ho paura che mia mamma possa essere contagiata».
Succede a Capannoli dove abita il settantenne sul cui caso l’Asl Toscana Nord Ovest sta effettuando un’indagine per ricostruire i fatti, visto che di solito i pazienti positivi, dopo la dimissione dall’ospedale, vengono “sistemati” in alberghi sanitari per le cure intermedie in attesa che il tampone risulti negativo per tornare a casa in sicurezza per i diretti interessati e per i familiari.
«Mio padre ha contratto il virus dopo un ricovero all’ospedale di Pontedera – racconta il figlio –. A quel punto è stato in terapia intensiva a Cisanello, ma non è mai andato in crisi respiratoria acuta. Ha avuto bisogno dell’ossigeno che, pian piano, ha consentito che la situazione tornasse alla normalità. Pensavamo che, una volta dimesso dall’ospedale, lo trasferissero in un’altra struttura in attesa che guarisse definitivamente dal coronavirus. So che i letti dei reparti sotto pressione devono essere liberati il prima possibile per far posto ad altri malati. Ma non pensavo che lo avrebbero rimandato a casa».
Il settantenne, infatti, pochi giorni fa ha chiamato la moglie per dirle che lo avrebbero mandato a casa di lì a poche ore. «È successo tutto all’improvviso – aggiunge il figlio della coppia –. In un primo momento ho pensato di far trasferire mia mamma a casa mia e lasciare mio padre da solo. Ma poi, quando è arrivato a casa e ha avuto necessità di andare a letto perché non si sentiva granché bene, ho capito che c’era un problema serio. Mia mamma deve accudirlo e il rischio di contagiarla credo sia molto alto».
Nel foglio di dimissione c’è scritto che la positività al coronavirus è stata accertata il 29 marzo e che il paziente è asintomatico e in condizioni stabili.
Il tema del coronavirus che si diffonde all’interno delle case, proprio nei nuclei familiari, è di grande attualità. L’allarme dei medici lombardi è di pochi giorni fa.
«Ho parlato con amici che operano nelle associazioni di volontariato, i quali mi hanno detto che la nostra situazione è simile a quella di molte altre famiglie della zona», dice il figlio preoccupato che questa situazione possa esplodere all’interno della casa dei genitori.
Ieri, intanto, il personale dell’Asl ha effettuato il tampone per il coronavirus alla moglie del settantenne. Un passo avanti per cercare di prevenire un problema di dimensioni enormi per la famiglia di Capannoli.
In attesa che dall’Asl Toscana Nord Ovest e dall’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup) arrivino risposte, la coppia e il figlio vivono nella preoccupazione che l’incubo Covid-19 provochi loro ulteriori danni, oltre alla paura che ha già disseminato con il ricovero del padre. —
andreas quirici
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