Coronavirus, studente di 17 anni guarito: «Grazie agli angeli che mi sono stati vicini»
Parla il giovane: «All’inizio sono stato preso dal panico ma ce l’ho fatta. E ora torno a studiare canto e lingue»
SANTA MARIA A MONTE. Un canto liberatorio. Robert, studente di 17 anni, di Santa Maria a Monte (il nome è di fantasia) esce dal reparto di malattie infettive dell’ospedale di Cisanello con un pensiero positivo, dopo i giorni della grande paura. Il giovane è guarito dal Covid-19. Ce l’ha fatta. Dalla sua ha la vitalità di un adolescente (compie 18 anni a settembre), la forza di chi ha la vita davanti e tanti sogni ancora da realizzare, come gli hanno detto medici e infermieri quando, dopo avere saputo che era positivo al virus, ha avuto un attacco di panico. Gli abbracci della famiglia, dopo la grande paura, sono stati importanti, come le attenzioni e i sorrisi dei medici e degli infermieri che non smetterà mai di ringraziare.
Ma la prima cosa che il ragazzo fa quando, finalmente, torna a casa, a Santa Maria a Monte, è quella di mettersi a cantare. Sembra quasi di vederla la scena, mentre il 17enne racconta la sua esperienza. Il passo ora è sicuro, entra in casa, un respiro profondo e si fionda sotto la doccia. L’acqua che porta via i dolori e concilia con il mondo. Finalmente Robert può tornare alla sua grande passione, il canto. Una dopo l’altra intona le parole di “Le Temps Des Cathédrales”, canzone iniziale del musical Notre Dame de Paris. Una canzone che promette al genere umano un avvenire migliore...
Questo virus è un nemico invisibile, a poco a poco è entrato nelle nostre case. Lo studente si è ammalato quando il virus cominciava a diffondersi in Italia e i sintomi dei primi contagiati venivano probabilmente scambiati per quelli di una semplice influenza o una polmonite. «Tutto è iniziato il 6 marzo – racconta con voce molto calma – mi sono svegliato strano, mi girava la testa, avevo mal di gola da qualche giorno». Ma nessuno pensava certo al Covid. Tosse, qualche linea di febbre, prime avvisaglie della malattia. Fino a quanto non è arrivata la febbre quasi a 40 gradi. L’11 sera un’ambulanza lo accompagna al pronto soccorso del Lotti. Arrivano i soccorritori con le tute bianche, coperti fino agli occhi. «Non è stata una bella impressione». Il peggio arriva quando, 30 ore dopo, gli dicono che è positivo. «Sono stato preso dal panico, anche se mi dicevano che ce l’avrei fatta».
Lo dimettono, i sintomi sono lievi. Ma dopo tre giorni sta di nuovo male. Lo trasportano a Pontedera e poi a Cisanello. «Ho incontrato sempre degli angeli, sono stati bravi. Devo dire grazie a tutti». L’isolamento sociale non è stato il primo problema, spiega. La domanda, dove avrò preso il virus, resta senza risposta. Forse sul bus per andare a scuola, oppure in qualche ambiente affollato. «Tutti mi hanno sostenuto, ho ricevuto un’infinità di messaggi sul cellulare. Migliaia di messaggi». Anche così si può restare connessi con il mondo, almeno nei giorni in cui non mancano le forze. «Quando ero all’ospedale ho visto tanti anziani – dice –. Voglio rivolgermi a loro, sono più fragili, corrono tanti rischi con questo virus. State a casa e se uscite mettetevi la mascherina, rischiate la vita». Che farà Robert in questi giorni? «Mi riposo. Poi continuo a studiare il canto e le lingue straniere». Sogna di fare l’interprete e di girare il mondo. –
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