Italia
Mai licenziato nessuno in 87 anni di storia: ma ora è davvero dura
Da Santa Maria e Bientina suona il campanello d’allarme Alberto Fausto Vanni, titolare con il fratello dell’abbigliamento Guelfa
«In 87 anni di storia non abbiamo mai licenziato un dipendente. Ora, però, abbiamo bisogno di un sostegno. Ognuno faccia la propria parte, dalle amministrazioni comunali al governo. La situazione è critica. Se non verranno messe in campo misure di sostegno adeguate da parte delle istituzioni, il commercio italiano finirà in ginocchio».
Il grido d’aiuto arriva da Alberto Fausto Vanni, titolare, insieme al fratello Fausto, dell’azienda di abbigliamento Guelfa, che vanta tre punti vendita: uno a Ponticelli, uno a Santa Maria a Monte e un altro a Bientina. Un’attività, quella dei Vanni, tra le più longeve dell’intera provincia.
«L’azienda è nata nel 1933, da mia nonna Quarta. La nostra famiglia ha vissuto tutte le epoche dell’economia, dalla guerra all’alluvione del 1966, affrontando tante difficoltà e riuscendo sempre a resistere alle scosse del mercato, anche attraverso notevoli sacrifici. Ora, però – dice ancora Vanni – siamo chiamati a uno sforzo enorme, che non possiamo portare avanti da soli. Ci serve aiuto, e ci serve subito».
Guelfa ha abbassato le saracinesche nelle scorse settimane, in seguito al primo giro di misure restrittive ordinate dal governo per combattere la diffusione del coronavirus. E il futuro dell’attività dei fratelli Vanni è avvolto da un grande punto interrogativo. «Abbiamo otto dipendenti, che in questo momento chiaramente non stanno lavorando. Stando chiusi non incassiamo, e non incassando non possiamo procedere con i vari pagamenti. I Comuni devono sospendere immediatamente le tasse comunali – prosegue il commerciante – e poi fare pressione sulla Regione affinché venga fornito subito un aiuto concreto a chi ha un’attività commerciale. Attendiamo anche un’importante manovra del governo, in grado di dare linfa al tessuto commerciale e imprenditoriale italiano».
Vanni è preoccupato, e spera che presto le istituzioni si concentrino concretamente sulla situazione dei titolari di attività. «Dopo l’alluvione del 1966, la Valdera e l’Italia ripartirono più forti di prima. C’era un’atmosfera di ottimismo generale, la gente si rimboccava le maniche perché sapeva che la ripresa ci sarebbe stata. Non è un caso che dopo quella catastrofe nacquero aziende e ditte d’eccellenza. Ma oggi è difficile essere ottimisti – dice ancora Alberto Fausto Vanni – perché non si vede, almeno per il momento, la volontà, da parte dei governanti, di aiutare i soggetti principali dell’economia e del commercio, locali e nazionali. Lo Stato potrebbe ricorrere alla Cassa depositi e prestiti ed erogare un prestito trentennale a tasso zero, per esempio. Sarebbe un modo per dare liquidità agli imprenditori, aiutandoli ad andare avanti e a ripartire».
Otto famiglie sulle spalle, un negozio pieno di vestiti invenduti, e tante notti passate a guardare il soffitto senza prendere sonno. La quarantena forzata dei fratelli Vanni è un incubo. «Sento la responsabilità nei confronti dei miei dipendenti e dei loro familiari. Alcune commesse sono con noi da oltre 30 anni, meritano chiarezza e rassicurazioni da parte delle istituzioni. Il negozio, quando tutto questo sarà finito, riaprirà. Proveremo a vendere quello che abbiamo e a ripartire, ma per farlo abbiamo bisogno di un aiuto vero e, soprattutto, immediato. Mi auguro che i Comuni di Santa Maria a Monte e Bientina sospendano subito le imposte comunali e che a ruota anche la Regione e il governo facciano la loro parte. Altrimenti – conclude Alberto Fausto Vanni – per noi sarà un futuro nero». —
Tommaso Silvi
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