Il Tirreno

Pisa

Da 175 aziende la richiesta di deroga per non chiudere

Da 175 aziende la richiesta di deroga per non chiudere

Prefettura, Camera di Commercio e forze dell’ordine valutano i singoli casi Ci sono anche imprese dell’indotto Piaggio che realizzano pezzi per trattori

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PISA

In provincia di Pisa ci sono 175 aziende che hanno chiesto la deroga al decreto della presidenza del Consiglio dei ministri (Dpcm) di domenica con cui è stato deciso quali settori potevano proseguire l’attività e quali, invece, avrebbero dovuto osservare lo stop alla produzione per ridurre il contagio da coronavirus. Le aziende che si sono interrotte fanno parte di quelle filiere che non sono ritenute essenziali.

A comandare cono i cosiddetti codici Ateco, che identificato il genere di attività delle aziende. Ma non tutte producono solo per la filiera di riferimento, oppure hanno bisogni specifici per salvaguardare i propri macchinari. Per questo il governo ha dato la possibilità agli imprenditori di segnalare alla prefettura la loro necessità di proseguire l’attività, inviando anche la richiesta di deroga che la stessa prefettura valuta con l’aiuto della Camera di Commercio e delle forze dell’ordine.

A questo proposito, proprio ieri c’è stato un confronto tra sindacati ed esecutivo per aumentare il numero di aziende incluse nel provvedimento di chiusura e per far sì che le prefetture si confrontino anche con i rappresentanti del lavoratori per approvare o meno le deroghe.

Aziende del settore aerospaziale, del metalmeccanico, qualcuna del settore informatico e del comparto di pelli e cuoio hanno avanzato la richiesta di deroga oltre il termine fissato per ieri che dava la possibilità di ultimare lavorazioni e spedire la merce. «Nel settore metalmeccanico – dice Marco Comparini, segretario provinciale della Fiom Cgil – abbiamo circa cinque aziende che hanno chiesto la deroga. Un paio fanno parte dell’indotto Piaggio, ma lavorano anche per il segmento della costruzione di trattori o per il settore medicale. Altre operano per la difesa e l’aerospaziale». Nel settore conciario, invece, le richieste di deroga arrivano da poche aziende che hanno la necessità di inviare ogni tre o quattro giorni personale a controllare gli impianti. E c’è anche un cuoificio che ha in lavorazione pellami nelle vasche che devono essere monitorati ed estratti dal liquido di concia una volta finito il ciclo.

«Stiamo lavorando giorno e notte – spiega il presidente della Camera di Commercio di Pisa Valter Tamburini – per dare risposte alle aziende con prefettura e forze dell’ordine».

Intanto, da Cgil, Cisl e Uil spiegano che c’è «il rischio occupazionale e la mancanza di reddito per la sospensione delle attività produttive non essenziali. Le richieste di utilizzo degli ammortizzatori sociali arrivano in gran numero: centinaia al giorno nella nostra provincia ormai da una settimana e le previsioni non sono certo migliori. Per questo chiediamo alle aziende che non sono in difficoltà economica ad anticipare il corrispettivo della cassa integrazione alle normali scadenze mensili e a richiedere il conguaglio all’Inps». —

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