«Addio tato Fabio, vittima di un male spietato»
La nipote di “Fagiolo” Castellini, appassionato di sport e anima del paese: «Hai lottato per anni, non ti meritavi questo»
CASCIANA TERME LARI. Se n’è andato senza il saluto del paese, che lo ha sempre visto come una delle sue “anime”. E che invece nel momento più doloroso ha potuto soltanto osservare con il groppo in gola il passaggio del carro funebre diretto al cimitero, nel primo pomeriggio di ieri, appena 8 ore dopo il decesso.
“Fagiolo” (come lo chiamavano tutti), si è portato con sé la maglia della Juve e due dediche speciali, doni carichi di amore da parte dei figli delle nipoti Manuela e Monica, per quel “Tato” speciale che non c’è più. Fabio Castellini aveva 76 anni e una serie di patologie contro le quali combatteva da tempo, con tutta la sua forza. Che però non è bastata di fronte al coronavirus: l’11 marzo il tampone, dopo i primi sintomi, aveva confermato i sospetti. Quindi il ricovero all’ospedale Lotti di Pontedera (dove nella giornata di domenica le sue condizioni di salute si erano rapidamente aggravate) per l’ennesima battaglia, stavolta troppo grande anche per Fabio, come racconta la nipote Monica: «Purtroppo in questa strana guerra se n’è andato anche il nostro guerriero. Negli ultimi due anni – si legge nel toccante ricordo affidato ai social – hai lottato come un leone contro cose più grandi di te e noi siamo sempre stati lì pronti ad aiutarti. Invece a questo giro siamo stati costretti a lasciarti solo, non abbiamo potuto combattere con te. Sei stato un grande esempio di forza e positività che mi rimarranno per sempre dentro. Mi hai fatto capire che le cose se affrontate nel modo giusto si possono superare. Però ho capito che non è vero che “andrà tutto bene”: a volte le cose vanno proprio male... e sei diventato l’ennesima vittima di questo male spietato. Non ti meritavi tutto questo. Ti prometto che appena ci sarà possibile ci riuniremo tutti per salutarti come si deve».
Fabio viveva da solo a Casciana Alta. Ex operaio Motofides, in pensione da molti anni, è stato un amico per generazioni di compaesani. Una figura di riferimento nei capannelli (soprattutto se al centro del dibattito c’erano il calcio e la politica) e nella vita sociale di una piccola comunità che ricorderà sempre Fagiolo, innamorato dello sport, con la Juventus e il Pontedera nel cuore.
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