Il Tirreno

Pisa

Quando la bottega diventa il riferimento di tutto il quartiere

Roberta Galli
Quando la bottega diventa il riferimento di tutto il quartiere

Il negozio di alimentari Lambardi di Porta a Lucca si è trasformato nel punto di ascolto per le esigenze degli anziani nella zona 

3 MINUTI DI LETTURA





Quando la solidarietà va a braccetto con il proprio lavoro per aiutare chi ha veramente bisogno.

Ne sanno qualcosa Beatrice Cini, il padre Massimo, e Diego Riccomi, marito di Beatrice, che in questi giorni di vera e propria emergenza dettata dal Covid-19, oltre a gestire il negozio di alimentari di famiglia, Lambardi, in via Giovanni Pisano, a Pisa, si sono trasformati in un piccolo punto di riferimento nella zona nord del quartiere di Porta a Lucca, soprattutto per le persone anziane e sole con familiari lontani che non possono, a causa delle attuali restrizioni, prendersi cura di loro.

«In questi giorni difficilissimi siamo diventati un po’ un centro di ascolto - racconta Beatrice Cini – oltre a fornire generi di prima necessità, attraverso il servizio spesa a domicilio, molte persone ci chiedevano anche piccoli servizi che erano fuori dal nostro lavoro quotidiano e allora ci siamo detti: perché non fare anche questo, gratuitamente, e con spirito di servizio?».

Beatrice e Diego, quindi, oltre alla spesa a casa, per i clienti più fragili si recano, al bisogno, all’ufficio postale o al tabacchi per pagare le bollellette delle utenze, a ritirare le medicine in farmacia, ma non solo, non manca neanche la commissione per l’acquisto di qualche pacchetto di sigarette, insomma tutto quello che una vita normale, adesso stravolta, prevedeva. Un servizio indispensabile, in questi giorni da bollino rosso, soprattutto in un quartiere, quello di Porta a Lucca, dove le persone anziane non sono certo maggioranza, ma una bella fetta consistente della popolazione.

Tanta generosità quindi da parte di Beatrice e Diego, genitori di tre bambine, sotto la supervisione di babbo Massimo Cini, titolare del negozio di alimentari. Un commerciante molto conosciuto nel quartiere, al timone di una attività storica, dove per un periodo ha lavorato anche la sorella Paola, aperta oramai più di quarant’anni fa dai genitori, Otello Cini e Santuzza Lambardi, che negli anni nonostante i cambiamenti e la crisi, che ha travolto tutto e tutti, ha saputo mantenere la barra al centro. Grazie a professionalità e gentilezza, unite insieme. Qualità che in questi giorni da dimenticare sono rafforzate dalla presenza di Diego, marito di Beatrice, titolare della pizzeria La Tana, in via San Frediano, chiusa come tutte le altre attività di ristorazione. Lui persona socievole ed ex volontario della Pubblica Assistenza di Pisa, non ci ha pensato due volte a mettersi al servizio di chi ha bisogno. «Mio marito – racconta Beatrice – ci sta dando una mano e poi con il suo grandissimo cuore, tutto il resto viene da solo». Il lavoro non manca. Il telefono del negozio squilla in continuazione. I clienti sono tanti.

«Ma c’è anche – continua Beatrice – chi si rivolge a noi per ordinare la spesa a domicilio, ma anche per ricevere una parola di conforto. Anche un semplice saluto via cavo che diventa un sorriso per chi è costretto per varie patologie a non poter mettere i piedi fuori casa. Tra i nostri clienti abbiamo anche diverse signore di una certa età, vedove e senza figli, con parenti lontani, la cui prigionia forzata accentua sicuramente le loro patologie e il loro spirito. Ed è soprattutto pensando a loro e ai tanti clienti non più giovani che in questi anni ci hanno dato e ci stanno dando fiducia che abbiamo pensato, insieme al mio babbo, di ricambiare questo sentimento nei loro confronti, aiutandoli come possiamo. Nella speranza che tutto finisca presto e nel migliore dei modi». —

Roberta Galli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera