Coronavirus, lo sfogo del chirurgo: «A Pisa siamo come i soldati in Russia»
Il dottor Solito, marito dell’assessore leghista Gambaccini, se la prende con i vertici sanitari e regionali
PISA. I medici come i soldati in Russia durante la seconda guerra mondiale e i vertici della sanità equiparati ai comandanti dell’epoca. Il fronte è quello dell’emergenza Covid-19 in ospedale e al posto dell’equipaggiamento scarso in dotazione all’esercito ora ci sono medici senza strumenti, né protezioni. Usa metafora bellica per denunciare la mancanza di tutela in corsia, il dottor Biagio Solito, 56 anni, chirurgo dell’esofago. Uno specialista che dalla bacheca Facebook posta o condivide critiche su come viene gestito a livello di tutele il lavoro in prima linea di medici e infermieri.
I suoi sfoghi sono stati raccolti dal consigliere regionale di Forza Italia, Maurizio Marchetti e presi ad esempio per contestare «i tagli alla sanità» imputati al presidente Enrico Rossi e all’assessore alla Salute, Stefania Ceccardi.
Una premessa prima di continuare. Il dottor Solito è il marito, oltre che collega, dell’assessore al Sociale quota Lega, nonché presidente della Società della salute, Gianna Gambaccini. L’assessore, presente come medico, era con l’europarlamentare Susanna Ceccardi sul pullman che nei giorni scorsi ha riportato a Pisa i turisti bloccati in Spagna. Ha sfiorato la quarantena per un giorno. Ventiquattro ore dopo l’arrivo del bus in zona aeroporto, il governo ha varato un decreto che obbliga all’autoisolamento con sorveglianza sanitaria chi rientra dall’estero. Le lamentele degli operatori sanitari ormai dilagano. C’è chi lo attraverso i sindacati e chi utilizzando i social. Il dottor Solito ha scritto di getto quello che gran parte della categoria pensa.
«Una semplice logica nella “gestione delle catastrofi” ci dice che in caso di incidente o disastro, la prima persona da salvare e mettere in sicurezza - qualora presente - è il medico (o qualunque sanitario presente) perché l’unico eventualmente in grado di tentare - almeno - di salvare gli altri coinvolti» è il prologo del suo sfogo che poi diventa affondo verso i vertici aziendali e regionali.
«Nel caso Covid-19 invece i sanitari vengono spediti in trincea come “carne da macello”, come “soldati con le scarpe di cartone nella campagna di Russia” – scrive - senza strumenti di protezione individuale che possano essere minimamente efficienti e spesso senza strumenti di protezione e basta! Questo non è accettabile. Chiediamo con forza di essere controllati e adeguatamente protetti!»
Al telefono il medico conferma il contenuto dei post anche se invita il cronista «a non fare polemica».
«Guardi, sono in ospedale e non ho la mascherina – risponde a Il Tirreno –. Neanche la tuta, figuriamoci i calzari. Vorrei fare il tampone, ma non lo posso fare».
Alla domanda se la moglie, l’assessore Gambaccini, è in isolamento volontario risponde: «Ma che c’entra mia moglie, lasci perdere. Non è in quarantena perché non è necessario». Il cronista insiste. Il medico lo congeda: «Dico solo che più si è armati contro il virus e meglio è. Chiediamo più protezione. Ora la devo lasciare. Voglio cercare qualcuno per fare il tampone». —
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