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I parroci e le messe social «Sappiamo che i vostri cuori sono dietro il pc»
Pontedera. L’isolamento, la rinuncia alla quotidianità e ai contatti umani. Uno scorrere del tempo che rende ogni giorno uguale a quello successivo e fa perdere il senso di socialità e comunità insito nella vita di tutti i giorni. Per questo la messa ai tempi del coronavirus, senza fedeli in chiesa ma tutti collegati sui social network o su vari canali YouTube, ieri è stato un momento per riappropriarsi di ciò che questa emergenza sanitaria ha tolto. Anche lo scorrere del tempo.
L’iniziativa lanciata da don Armando Zappolini, parroco di Ponsacco, Gello e Treggiaia, e replicata un’ora più tardi anche da don Piero Dini, don Massimiliano Garibaldi e altri sacerdoti al Duomo di Pontedera ha riscosso un grande successo. Zappolini non è nuovo alla trasmissione in streaming della messa, l’ultima è stata celebrata alla vigilia dello scorso Natale. Un numero di fedeli collegati sempre superiore alle 500 unità nella sua pagina Facebook a seguire il Vangelo secondo Giovanni. «La prima lettura, nella terza domenica di Quaresima, si inserisce bene nel tempo che stiamo vivendo – ha detto Don Zappolini dal pulpito –. Nel libro dell’esodo si parla di un momento difficile del popolo di Israele che cammina verso la terra promessa. Verso il sogno di una vita bella dopo essere stato liberato dalla schiavitù. Ma affronta un momento difficile, in mezzo al deserto. Il deserto rende bene l’idea della difficoltà, del sentirsi abbandonati e isolati. Quello che ognuno di noi è costretto a vivere in questi giorni. Al termine del quale, però, dalla roccia sgorgherà acqua. Un segnale di speranza, di unità, di comunità».
Una messa che sul profilo social del parroco ha avuto centinaia di interazioni e oltre trecento commenti. La maggior parte di ringraziamento da parte dei fedeli che hanno seguito la liturgia, pur rispettando lo stato di isolamento imposto dal Governo.
Sopra le mille visualizzazioni anche la diretta su YouTube al Duomo di Pontedera. «Fa strano parlare davanti a uno schermo in una chiesa così grande e così vuota – hanno detto i parroci in coro –. Ma so che voi con i vostri cuori ci siete dietro al computer che abbiamo davanti». Da Pontedera è stato lanciato un invito per il prossimo 19 marzo. «Giovedì, la festa di San Giuseppe sarà diversa dagli altri anni – ha detto don Giorgio Karpinski –. Rilancio la proposta della conferenza episcopale: di pregare in famiglia per l’Italia. E di farlo tutti insieme, recitando il Rosario alle 21 ed esponendo un drappo bianco o accendendo una candela alla finestra». –
Alessandro Bientinesi
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