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«Sono guarito, finalmente a casa»: parla l’operaio ritornato negativo al test del coronavirus

Pietro Barghigiani
Un esterno del policlinico di Cisanello (foto Muzzi)
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Un esterno del policlinico di Cisanello (foto Muzzi)

Sei giorni in isolamento a malattie infettive nell'ospedale di Pisa: «Il tampone è stato positivo per poco tempo. Sono sempre stato bene»

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PISA. «Sto bene. Sono sempre stato bene. Solo un giorno sono risultato positivo al tampone. Ora sono finalmente a casa».

È una felicità duplice quella dell’operaio 42enne che nel tardo pomeriggio di martedì è tornato nella sua abitazione. Le dimissioni dall’ospedale sono un risultato che lo rincuora, non solo a livello fisico. Il conforto vero è arrivato a casa quando ha riabbracciato moglie e figli minori lasciandosi alle spalle sei giorni di isolamento a malattie infettive.

Era risultato positivo al tampone per la ricerca del coronavirus. Qualche linea di febbre, i sintomi classici dell’influenza. La richiesta di approfondimenti al 118 e poi il protocollo avviato e concluso con il ricovero.

Entrato nel reparto di malattie infettive giovedì, l’operaio ne è uscito intorno alle sei di martedì.

«Ero nello stesso reparto dell’anziano morto domenica – spiega il 42enne che vive con la famiglia nella periferia pisana –. Non l’ho mai visto, ma sapevo che non stava bene. Ho poi saputo della sua storia. Accanto a me c’era anche un albanese»,

I giorni di degenza non hanno visto l’operaio alle prese con crisi particolari.

La serietà del virus ha imposto una vigilanza approfondita e il decorso della patologia è stato, comunque, naturale.

Nessuna malattia cronica o pregressa, condizioni fisiche ottimali sono state le reazioni benefiche che hanno contribuito a far ristabilire il padre di famiglia.

«Devo dire che non ho mai avuto problemi di salute – prosegue il 42enne –. Ci sono stati i giorni della febbre, poi anche in ospedale sono stato bene».

Martedì pomeriggio un’ambulanza ha riportato a casa l’operaio che, come i suoi familiari, deve restare in casa fino al 19 marzo.

«Non ho ancora sentito l’azienda e non so quando potrò rientrare – aggiunge –. So solo che per un’altra settimana non posso uscire di casa».

Durante la quarantena è stata la Croce Rossa a provvedere per la spesa.

«Una volta ce l’hanno portata loro – interviene la moglie dell’operaio –. Abbiamo una buona scorta e credo che non ci siano problemi ad arrivare al 19 marzo. Per fortuna mio marito ora sta bene. Devo dire, però, che a livello di controlli ci avevano promesso di telefonarci almeno due volte al giorno. Io e i miei due figli stiamo bene, senza febbre e asintomatici. Nessuno ci ha mai chiamati per sapere come stavamo. Non ci fanno i tamponi perché non abbiamo sintomi. L’importante è che tutta questa brutta storia sia finita. I bimbi non hanno mai avuto febbre e sono sani». La famiglia entrata e uscita dall’incubo che sta paralizzando l’Italia ora guarda avanti con uno spirito sereno.

«Ripartiamo poco alla volta – conclude la signora –. Alla fine tutto si sistema. Di positivo adesso c’è la voglia di ricominciare a vivere». —
 

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