Il Tirreno

Pisa

la città imbrattata 

Serviranno 70.000 euro per lavare via le 300 scritte

Sara Venchiarutti
L’assessore Bedini (primo a sinistra) illustra il bilancio dei danni
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L’assessore Bedini (primo a sinistra) illustra il bilancio dei danni

Il primo bilancio dei danni provocati dal blitz di un gruppo di attiviste in centro a Pisa nella notte precedente la giornata internazionale della donna

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PISA. Sale a circa 300 la conta delle scritte e degli sfregi che nella notte di sabato scorso sono comparsi nel centro storico di Pisa. È questo il triste bottino di un vero e proprio raid vandalico, che ha trasformato la giornata della donna in un’occasione per imbrattare con le bombolette spray i muri e gli edifici di Pisa. La mappatura dei danni registrati è in costante aggiornamento e individua un’area piuttosto vasta: da piazza Vittorio Emanuele II fino a via Santa Maria, senza risparmiare Corso Italia, via San Martino, Ponte di Mezzo e l’asse di Borgo. E la cifra per rimediare ai danni rischia di essere elevata.

«Sarà il Comune a farsi carico delle cancellazioni. Attualmente non c’è una cifra esatta, siamo in attesa dei preventivi richiesti alle ditte specializzate», spiega l’assessore all’ambiente Filippo Bedini. «Ad ora possiamo solo formulare una stima sulla base del confronto con raid analoghi. Valutiamo che il costo per ripulire l’intero centro storico andrà oltre i 70 mila euro». A gravare sulle spese comunali c’è il fatto che questa volta, oltre agli edifici privati, ci sono state anche delle vittime illustri, tra palazzi storici e monumenti. Tra le ultime scritte ritrovate, quella sulla base marmorea della statua di Kinzica, in piazza Guerrazzi. Ma a far lievitare ulteriormente i costi c’è l’imbrattamento di pavimentazioni in marmo e in asfalto, che si aggiunge ai danni inferti alle mura di palazzi sottoposti al vincolo della Soprintendenza. Entrano quindi in gioco superfici più complesse da trattare, che richiedono competenze professionali ancora più specifiche. Per questo i lavori di rimozione sono stati in parte affidati alla Scr Pulvirenti restauri, società specializzata nel recupero di beni culturali. Come spiega la restauratrice, Valeria Pulvirenti, «il problema consiste nell’utilizzo di spray sintetici a solvente, che penetrano con particolare facilità nella pietra antica, particolarmente porosa. Il primo passo consiste nell’individuare il tipo di vernice. Si procede poi all’applicazione di impacchi di pasta cellulosa per estrarre dalla pietra i pigmenti, più aggressivi nel caso del rosso e del nero. L’impacco, ricoperto con una pellicola, viene rimosso dopo circa 2-3 giorni, a seconda della gravità del danno, per procedere alla micro-sabbiatura, al lavaggio e all’applicazione di una protezione idrorepellente».

E i lavori sono già cominciati, a partire dai muri in pietra di Palazzo Gambacorti, dove le scritte sono state coperte. Come informa la restauratrice, «lo scorso lunedì sera sono state realizzate le prime prove stratigrafiche. Ora va organizzato il cantiere mobile e la stima definitiva del danno alla città». Ma se gli imbrattamenti verranno rimossi, non ci sarà un simile “colpo di spugna” per gli autori degli atti vandalici. «I filmati delle telecamere di videosorveglianza, al vaglio della Polizia Municipale, stanno rivelando l’identità dei responsabili. Dalle immagini sembra che sia coinvolto un gruppo di circa 50 persone», annuncia l’assessore Bedini, «Per i colpevoli che verranno individuati ci sono gli articoli 635 e 639 del Codice penale. Chi pensa di poter portare avanti il proprio messaggio politico in questo modo sbaglia. A prescindere dal merito del contenuto dei messaggi, credo che questo sparuto gruppo di teppisti si sia messo contro una intera città, sfregiata nel suo volto più nobile, quello del centro storico».

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