I collegi diventano un rifugio per i ragazzi lombardo-veneti
Da domenica scorsa il 70% degli studenti ha lasciato le residenze universitarie delle Scuole superiori per tornare alle proprie case
Pisa. Corsi universitari online, biblioteche e sale studio chiuse. Le misure precauzionali per limitare il contagio da coronavirus cambiano la vita degli studenti universitari. Modifiche che diventano ancora più radicali per gli studenti della Scuola Normale superiore e della Scuola superiore Sant’Anna. L’emergenza mette infatti in discussione uno degli elementi che caratterizza le due università: la vita collegiale. Da domenica scorsa, giorno del primo inasprimento delle misure precauzionali, gran parte degli studenti hanno lasciato i collegi che, di fatto, sono diventati rifugio per chi teme di portare un eventuale contagio nelle proprie dimore o chi, come alcuni studenti lombardi e veneti, non può fare ingresso nelle zone di provenienza.
In pochi giorni i collegiali della Scuola Normale sono passati da 251 a poco meno di 70 e molti altri hanno deciso di lasciare Pisa nella giornata di oggi. Anche nella Sant’Anna i numeri sono simili: nei collegi sono presenti poco più di 70 ragazzi contro i soliti 289. Insomma più del 70% degli allievi delle due scuole ha lasciato le residenze universitarie.
Non si tratta di una fuga, ma di una scelta dettata anche dal buon senso. Eventuali nuove direttive che inaspriscono le misure precauzionali potrebbero mettere a rischio anche servizi tuttora attivi come quelli delle mense e delle pulizie. Del resto sia alla Normale si alla Sant’Anna la maggioranza dei dipendenti ha già avuto accesso al lavoro dalle proprie case.
A invitare i ragazzi a tornare a casa sono stati gli stessi vertici delle due scuole dopo la riunione convocata d’urgenza dal direttore Luigi Ambrosio e dalla rettrice Sabina Nuti. Incontro durante il quale è stato consultato anche il ministro dell’Università e della ricerca Gaetano Manfredi.
Al centro della discussione sono state poste le questioni relative alle linee di condotta da seguire con particolare riferimento ai collegi che, come si legge nella comunicazione della Normale «al momento costituiscono una delle nostre principali criticità».
«Ho spedito un messaggio agli allievi residenti nei collegi consigliando loro di far ritorno presso le rispettive abitazioni, sottolinea il direttore Ambrosio che per altro aggiunge: «Fermo restando che i collegi resteranno aperti per chi deciderà di non partire».
Anche perché i collegi, per chi ha deciso di restare, sono diventati non solo un luogo di studio, ma per gli studenti rimasti anche un luogo sicuro. Anche se su tutti incombe l’incubo di nuove restrizioni che potrebbero trasformare le residenze universitarie in piccole ma reali prigioni. —
G.B.
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