Il nuovo welfare toscano parla (anche) un po’ pisano
C’è anche una ricercatrice del Sant’Anna nel gruppo di lavoro che ha scritto la legge sulla “restituzione” del bene ricevuto
pisa. Si potrebbe definire una forma volontaria di “restituzione” per l’aiuto ricevuto e adesso è diventata legge della Regione. Nella seduta del consiglio regionale del 25 febbraio scorso è stata approvata la legge in materia di “welfare generativo” alla cui scrittura hanno collaborato le ricercatrici Elena Vivaldi, coordinatrice dell’Area di Ricerca Power (Politica, Ricerca, Regole) dell’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed Elena Innocenti, della Fondazione Emanuela Zancan di Padova, sotto la supervisione di Emanuele Rossi, docente di Diritto Costituzionale dell’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica e Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna. La legge si pone in linea di continuità con i principi introdotti nel Piano sanitario e sociale integrato approvato a ottobre 2019. Il “welfare generativo” prevede in concreto un innovativo percorso di partecipazione della persona al sistema di welfare regionale, costituito dal coinvolgimento del soggetto beneficiario di un intervento pubblico. Il soggetto può volontariamente realizzare azioni a vantaggio della collettività, denominate “azioni a corrispettivo sociale”. Al centro c’è il coinvolgimento attivo e responsabile della persona con l’obiettivo di restituire alla società, sotto altra forma, quello che ha ricevuto attraverso gli interventi sociali di cui ha beneficiato. Ad esempio, chi riceve una prestazione socio-sanitaria finalizzata al miglioramento di una condizione di bisogno o difficoltà, un ammortizzatore sociale o un intervento di sostegno al reddito potrà dare il proprio contributo in maniera volontaria attraverso azioni in vari settori, dall’assistenza sociale alla difesa dell’ambiente, dalla cultura all’istruzione, dalla lotta alla discriminazione alla protezione civile. «Al rendimento economico e sociale delle azioni a corrispettivo sociale, a favore dell’intera collettività – spiegano Vivaldi e Innocenti -, si somma il beneficio del singolo soggetto coinvolto, il quale è chiamato, in questo modo, a valorizzare le proprie risorse e capacità, a rafforzare i legami sociali, a partecipare alla vita sociale». —
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