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Proiettato nel futuro il Polo della memoria

Sara Venchiarutti
Proiettato nel futuro il Polo della memoria

Cerimonia del taglio del nastro per la nuova sede dei dipartimenti di Biologia e di Civiltà e forme del sapere

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pisa. Il taglio del nastro è arrivato per il nuovo Polo universitario della memoria San Rossore 1938, inaugurato ieri pomeriggio, in via Risorgimento, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose. Un edificio in cui passato e futuro si intrecciano, tra tecnologia all’avanguardia in termini di sostenibilità ambientale e il ricordo della firma delle leggi razziali, avvenuta nella tenuta pisana. La nuova sede di via Risorgimento, già in funzione dall’inizio della scorsa settimana, ha un’estensione di circa 3.000 metri quadrati di superficie, riguadagnati grazie a un’importante opera di bonifica ambientale e di demolizione degli edifici farmaceutici ex Guidotti. Ora qui sono attualmente ospitate le attività didattiche dei dipartimenti di Civiltà e forme del sapere e di Biologia, con 11 aule e 4 laboratori, per un totale di 1.449 posti a sedere. Il tutto inserito in un vero e proprio “cuore verde”, un sistema geotermico misto capace di evitare qualsiasi ricorso al metano.

«Il risparmio totale stimato è di 83 tonnellate all’anno di emissioni di Co2», ha spiegato Fabio Bianchi, responsabile del procedimento dell’opera. Ma sono tanti gli accorgimenti che vanno verso una totale sostenibilità, basata anche sul riutilizzo e sull’uso razionale delle risorse energetiche. «Le ragioni della grave crisi climatica che stiamo affrontando dipendono in gran parte dal modo in cui abbiamo costruito gli edifici e le città negli ultimi 80 anni», ha sottolineato l’architetto Alessandro Melis, progettista architettonico del nuovo Polo, in diretta via Skype dall’Inghilterra. «In termini di impatto, i nostri progetti devono migliorare questa situazione, senza aggiungere nemmeno un grammo di Co2. Anche da un punto di vista estetico l’edificio deve rispondere a queste esigenze, per non sacrificare nulla al nostro futuro». Ecco che allora il rigore estetico bandisce ogni forma di decorazione. Un’assenza che non aveva mancato di sollevare qualche critica da parte dei cittadini e del Comune, come ha ricordato l’assessore all’urbanistica Massimo Dringoli, che pure ha espresso parole di apprezzamento per il nuovo polo didattico: «La realizzazione degli spazi interni, ma anche l’impiantistica all’avanguardia deve essere motivo di orgoglio. L’unica perplessità riguarda il difficile inserimento urbanistico dell’edificio tra le mura medievali e il gusto tardo-ottocentesco di via Risorgimento».

Sostenibilità ambientale, ma anche una totale flessibilità degli spazi interni, facilmente modificabili, e soprattutto una piena accessibilità, garantita dall’abolizione delle barriere architettoniche e dai percorsi per persone ipovedenti, con sistemi per l’utilizzo del bastone intelligente. Sono questi i capisaldi di un progetto cominciato nel 2008, ma che si inserisce in un più generale rilancio delle strutture universitarie. —

Sara Venchiarutti



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