Italia
Guai a toccare palazzo Toscanelli anche se quei gradini sul marciapiede...
L’acquisto nel 1505 della famiglia Lanfranchi, poi gli interventi degli architetti Mosca e della Gherardesca
Sergio costanzo
Capita di camminare sul lungarno mediceo, lato palazzi, dipartendosi da piazza della Berlina e andando verso la Prefettura. Equilibrismi sullo stretto marciapiede, costretti tra le mura antiche e la perenne fila di macchine in sosta. Ponteggi, ogni tanto motorini e biciclette legati ai pali che restringono il passo e poi, di colpo, quel palazzo con gli scalini che invadono tutto il marciapiede che per passare tocca salirne un paio e camminarci sopra. O chi l’avrà dato il permesso di fare la scalinata proprio sul marciapiede? Credo che, a spanne, questo sia il pensiero della maggior parte dei pisani nei confronti di quel palazzo, messo lì, quasi a far dispetto al pedone, quasi a dirgli: “Vai di là, attraversa la strada e cammina lungo le spallette”.
Eppure, palazzo Lanfranchi oggi Toscanelli, se ne sta lì con pieno diritto e, per come la vedo io, guai a chi lo tocca. Fu la famiglia Lanfranchi nel 1505 ad acquistare varie piccole residenze e farle mutare, su progetto dell’architetto Cervelliera, in un sontuoso palazzo che inizialmente non aveva l’affaccio sul lungarno.
Furono nel tempo gli architetti Mosca e poi della Gherardesca a consacrarne l’aspetto odierno. Nel 1827 il palazzo fu acquistato dai Toscanelli, operai di origine svizzera, insediatisi in Pisa che, come diremmo ora, si erano arricchiti costruendo palazzine. La dimora poi passò allo stato agli inizi del 1900. Ma palazzo Toscanelli non è solo un bell’edificio sul lungarno.
Correva l’anno 1859 quando Francesco Bonaini, soprintendente generale agli Archivi toscani, ottenne da Cosimo Ridolfi, ministro della pubblica istruzione nel governo provvisorio della Toscana, l'incarico di occuparsi della istituzione di un Archivio di Stato in Pisa.
Già nella seconda metà del 1700, Flaminio Dal Borgo aveva inteso di raccogliere i documenti pisani, sopravvissuti alle guerre, in un unico luogo. Ma non c’era riuscito.
L'Archivio di Stato di Pisa venne istituito con decreto del governo provvisorio toscano in data 22 febbraio 1860 e fu deciso che contenesse le deliberazioni e i carteggi degli anziani di Pisa, sottratti dai fiorentini nella prima e nella seconda dominazione.
Doveva poi raccogliere i documenti di vari uffici, dalla Primaziale alla Prefettura, dagli Spedali Riuniti di santa Chiara a quelli dell’Ordine di santo Stefano, soppresso nel 1859.
Inizialmente l’Archivio trovò sede presso il piano elevato delle Logge di Banchi, poi tutto fu spostato proprio a Palazzo Toscanelli.
L’inaugurazione avvenne il 4 giugno del 1865 e due anni dopo, su proposta di Francesco Bonaini, furono traslati all’Archivio le carte degli ordini religiosi soppressi dall’ondata francese fra il 1808 e il 1810.
Il materiale fu ordinato secondo le provenienze e le epoche. Furono costituiti: l’archivio della repubblica pisana fino alla disfatta definitiva del 1509, l’archivio del comune di Pisa sotto la dominazione della repubblica fiorentina e delle due dinastie granducali, l’archivio del governo di Pisa sotto la dominazione francese e l’archivio del governo granducale dopo la restaurazione del 1814.
Poi, come detto, vennero incamerate tutte le carte delle opere pie. Nel 1866 Clemente Lupi ebbe da Leopoldo Tanfani Centofanti, allora direttore dell'Archivio, l'incarico di effettuare l'inventario. Lupi si interessò molto alle delibere e ai verbali dei consigli degli Anziani del popolo e a sua cura uscì, molti anni dopo, una pubblicazione che i pisani dovrebbero rileggere.
C’è da dire che non tutti i documenti in mano al governo fiorentino furono ceduti e incamerati a Pisa. Ancora oggi, buona parte della documentazione databile fino al XIV secolo e moltissimi documenti notarili redatti nelle varie epoche, sono ancora in mano a Firenze.
Fra documenti inesorabilmente dispersi nel tempo, fra quelli deliberatamente distrutti dal nemico e infine tra quelli trafugati e mai resi, Pisa avrebbe potuto e dovuto specchiarsi nella propria storia. Invece, è orfana di se stessa. Vero è che gli scalini di Palazzo Toscanelli sono ingombranti, ma cerchiamo di essere grati ai nostri padri che vollero l’Archivio di Stato e benediciamo quel Palazzo che ancora oggi è scrigno e custode. Lo dico spesso e lo ripeto, lamento ancora oggi che nessuno ha mai levato scudi e grida per istituire a Pisa il Museo Civico, il luogo ove ogni genitore pisano, possa e debba portare i figli per mano, per poter dire con orgoglio: “Guarda bimbo, questa è Pisa”! —
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