Il Tirreno

Pisa

misure precauzionali al galilei 

Coronavirus, mascherine per gli addetti allo sbarco

Carlo Venturini
Coronavirus, mascherine per gli addetti allo sbarco

Il front-office è affidato ad un pool di volontari del Corpo di soccorso dell’Ordine di Malta e della Misericordia:  il protocollo che viene seguito

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PISA. Ìl front-office contro il coronavirus è affidato ad un pool di volontari del Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta (Cisom-ambulatorio etico) e della Misericordia sotto la supervisione dell’Usmaf (Ufficio di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera). Stiamo parlando del presidio di monitoraggio che fa da filtro contro il virus nel più importante scalo aeroportuale della Toscana, il Galilei. Quei volontari stanno in “servizio” dalle 7 alle 00.30 da quando è partita l’emergenza con l’ordine di misurare la temperatura a tutti i passeggeri in transito dallo scalo pisano.

«È possibile che tutto ciò sia affidato ad un servizio di volontariato?», dice Federico Giusti del Sindacato generale di base (Sgb). Intendiamoci, non sono volontari normali bensì sono molto preparati per questo tipo di situazioni, anche se il carico di lavoro o di servizio è oggettivamente molto alto visto che lo scalo pisano ha un flusso notevole di passeggeri tutti i giorni della settimana.

Quei volontari sono il primo anello di una catena lunga e complessa, perché, stando ai protocolli del ministero della Salute, se i viaggiatori hanno una temperatura pari o superiore ai 37.5 gradi verranno sottoposti ad un quesito anamnestico: provenienza, sintomatologia ed altro ancora. Se hanno la temperatura superiore a 37.5 gradi e provengono da zone a rischio e rientrano nei casi sospetti previsti dalle linee guida del ministero (recepite dal protocollo regionale) dovrà essere subito attivato il 118 ed i viaggiatori trasportati nell’ospedale di riferimento.

L’aeroporto pisano avverte l’utenza che verranno fatte misurazioni della temperatura corporea. Sul fronte passeggeri dunque i controlli ci sono e la sicurezza c’è anche su chi quei controlli li devono fare. La preoccupazione però serpeggia tra i lavoratori. «Di mascherine specifiche, omologate per il coronavirus, non sembra ce ne siano. È ancora oggetto di discussione se farle mettere o no ai lavoratori. Certo è che si lavora in contatto con migliaia di persone per ore ed ore. Sarebbe il caso che si provvedesse a tutelare i lavoratori e renderli edotti sull’evolversi della situazione di contagio e della sua prevenzione: penso a tutti quelli addetti ai catering, alle pulizie degli aeromobili, alle rampe di scarico bagagli», dice Giusti. Sicuramente, mettere la mascherina ad un gran numero di lavoratori può trasmettere, allo stato dell’arte, un messaggio di allarme che può ingenerare panico e c’è la problematica attinente alla riconoscibilità facciale dell’operatore, ma un po’ di chiarezza dovrebbe essere fatta. La Filt-Cgil attraverso il suo segretario Fulvio Cacace fa sapere che da un po’ di tempo alcuni lavoratori addetti allo sbarco, come elemento di cautela, sono stati dotati di mascherina. —

Carlo Venturini

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