Il Tirreno

Pisa

Bartoli festeggia i 50 anni all’Olimpia: «La tua casa è dove ti senti più felice»

Roberta Galli
Il pianista Sandro Ivo Bartoli ha deciso di festeggiare il suo 50° compleanno con un concerto al teatro Olimpia di Vecchiano in programma domani sera
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Il pianista Sandro Ivo Bartoli ha deciso di festeggiare il suo 50° compleanno con un concerto al teatro Olimpia di Vecchiano in programma domani sera

Il pianista si esibirà in concerto nella “sua” Vecchiano in occasione del compleanno: «Sarà una vera festa della musica»

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VECCHIANO. È uno dei massimi pianisti italiani in attività. I principali teatri del mondo se lo contendono. Ma la fama e il successo non hanno cambiato Sandro Ivo Bartoli, rimasto quella persona semplice e disponibile che Vecchiano, suo paese natale, conosce benissimo. È qui che Bartoli si rifugia dopo lunghe e impegnative tournée in tutto il mondo e dove ha ancora i suoi affetti più cari. Ed è proprio a Vecchiano, sul palco del teatro Olimpia, che il pianista ha deciso di festeggiare i suoi 50 anni. L’appuntamento è per domani sera alle 21, un paio di giorni prima del compleanno ufficiale. L’evento è promosso dall’amministrazione comunale, con il sindaco Massimiliano Angori e l’assessore Lorenzo Del Zoppo, e rientra nell’ambito della rassegna teatrale di Teatro e Musica e Arti Performative che il Comune organizza ogni anno. «È la prima volta che mi capita di compiere cinquant’anni. Allora festeggio così...», scherza Bartoli, ma la festa sarà veramente grande. E lui, il protagonista principale, regalerà note straordinarie, partendo dal programma, un omaggio a Schubert, Haydn e Mozart. Con lui al piano, il quartetto d’archi del Festival Pucciniano formato da Enrico Bernini (violino), dalla moglie Debra Fast (violino), Leonardo Bartali (viola) e Paolo Ognissanti (violoncello).

Com’è nata l’iniziativa?

«La realtà dei piccoli teatri italiani non è fra le più rosee e avere la possibilità di dare il proprio contributo alla loro vita musicale è un privilegio notevole. Ogni anno il Comune di Vecchiano mi ospita all’Olimpia, e ne sono molto fiero. Cinquant’anni capitano una volta sola, sicché questa volta ho chiesto una vera e propria “festa della musica” con le realtà musicali del territorio a me più care: mia moglie Debra ed il Festival Pucciniano. Loro mi hanno fatto il regalo di compleanno».

Quali ricordi la legano a Vecchiano, lei ormai cittadino del mondo?

«Un mio mentore alla Royal Academy, il compianto Alexander Kelly, diceva sempre che “Casa è dove ti senti più felice”. Ho passato molta della mia vita all’estero, e come diceva Tabucchi a volte le cose si vedono meglio dall’esterno, da lontano. Le origini, bene o male, ci rendono quello che siamo: qui è dove ho imparato a stare al mondo, qui è dove sono i miei cari. Qui respiro aria di casa. Potrei vivere anche a Katmandu, o parlare l’urdu, ma nel cuore avrei sempre il lago di Puccini, le vendemmie, la Chiesina del Castello e, soprattutto, i miei amici».

È vero che è il suo compleanno, ma sarà lei a regalare emozioni ai vecchianesi...

«Affronto ogni concerto come se fosse l’ultimo, e sempre con l’intento di celebrare la gioia della musica. Il programma è un distillato dei lavori che hanno segnato il mio cammino sin qui: la Sonata in la minore D385 di Schubert, ossia il primo pezzo che, a Vigo, suonai con colei che sarebbe divenuta mia moglie; un celebre Trio di Haydn, “lo zingaro”, che eseguii la prima volta al Conservatorio di Lucca quando ero ragazzino, ed un magnifico Concerto di Mozart, il K415, che mi portò fortuna. Lo suonai a Londra, con i solisti della Philharmonia: una compagine da far paura con Hugh Bean e Rosemary Furniss ai violini, Roger Benedict alla viola e Andrew Schulman al violoncello. Mozart lo definì un concerto “per le grandi occasioni” e lo eseguì per l’imperatore Giuseppe II. Più modestamente, il Quartetto d’Archi del Festival Pucciniano ed io lo eseguiremo senza pompa imperiale, ma con l’intento di divertirci e di far divertire tutti coloro che vorranno farci compagnia».

A chi dedica questo traguardo non solo anagrafico, ma anche professionale?

«A tutti quelli che amano la musica, soprattutto ai ragazzi che la studiano e che sognano una vita di musica. Non è facile, specialmente in un Paese come il nostro ove la cultura è in caduta libera. Martin Luther King raccomandava di accettare la delusione, che è definita, ma mai perdere la speranza, che invece è infinita».

Tanti progetti, uno speciale nel cassetto?

«A breve andrò in Germania per un importante concerto a Bayreuth, poi ho diverse date nel grande nord. Più tardi l’America e, pare, il Giappone. La valigia è sempre pronta».

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