Nuovo polo dell’Ateneo in via Risorgimento a Pisa: "È grigio, brutto e stride con il contesto"
Si avvicina l’inaugurazione della struttura che è stata realizzata dove sorgevano i laboratori farmaceutici Guidotti
PISA. Taglio del nastro in avvicinamento, ma già fa discutere e solleva polemiche. È il nuovo edificio che l’Università di Pisa si accinge ad inaugurare tra via Risorgimento e via Nicola Pisano, al posto degli ex stabilimenti farmaceutici Guidotti. L’edificio, a pochi passi dalla Torre ed a ridosso delle mura antiche, è “brutale” nel senso che è un esempio di architettura brutalista ed è stato progettato da uno dei più blasonati studi a livello mondiale con sede a Basilea. L’Ateneo per realizzarlo ha investito oltre 6 milioni di euro. . Ma ai residenti non piace proprio quel cubo di cemento atterrato lì per spaventare le palazzine di rosa tenue che vorrebbero andarsene altrove, visto che il nuovo vicino «monolite ed armato di cemento» ha la stazza di un bullo di quartiere. «Stride con tutto - dicono alcuni residenti -, con le mura antiche, con il Battistero che si vede in fondo alla strada, con le nostre case ottocentesche».
L’edificio verrà inaugurato a breve e porterà il nome di San Rossore 1938. Ed il parallelo artistico ed architettonico viene spontaneo con alcuni monumenti che ricordano l’olocausto come il memoriale di Berlino e gli interni del museo degli ebrei, sempre a Berlino. Di certo si sa che la nuova struttura privilegia, ben riuscendoci, la sicurezza e la funzionalità, visto che lì andranno dieci aule per l’area umanistica, un’ala con laboratori per la facoltà di biologia, un corpo contenente l’aula magna con due aule soprastanti, la hall principale ed una piazza coperta. Queste informazioni si trovano proprio sul sito dello studio di architettura e sempre sulla stessa pagina web si legge che l’edificio «è collocato sull’angolo dell’incrocio tra via Nicola Pisano e via Risorgimento, ritenuto punto d’eccellenza dove porre un “evento” architettonico». E c’è da crederci che si tratti di un “evento architettonico”, un evento che in pochi si aspettavano. I progettisti hanno colto nel segno se volevano stupire il quartiere. «Pensavamo che non fosse ancora finito e che sarebbe stato completato con alcuni accorgimenti estetici meno impattanti del cemento armato a vista», riferiscono alcuni residenti increduli. «È tetro ed infonde un senso di inquietudine e depressione», continuano a commentare alcuni passanti che confrontano il grigio delle nubi piovasche con il colore del cemento.
«È un tutt’uno con questo cielo di piombo e con il sole non cambierà di certo in meglio. Grigio è e grigio rimarrà», dice una residente affacciata alla finestra che si apre proprio su una delle pareti della struttura. I residenti sono esasperati anche perché da anni sopportano un duplice cantiere che ha portato a due nuove strutture sempre dell’Università. Costoro hanno vissuto con preoccupazione la bonifica del sito industriale-farmceutico della ex Guidotti nel cui sottosuolo sembrava ci fosse del mercurio.
Il primo lotto di quel complesso venne inaugurato nel 2011 per accogliere il dipartimento e la biblioteca di Storia delle Arti con i suoi settantamila volumi. «Quell’edificio era meno impattante di questo nuovo», dicono gli abitanti. L’esempio di architettura brutalista arrivato a Pisa farà discutere anche perché il progetto della moschea è stato bocciato, tra le varie motivazioni, perché troppo invasivo ed impattante per le mura e per la vicinanza alla Torre. Ed era in realtà molto più distante da quei monumenti di quanto non lo sia “San Rossore 1938”.
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