Il Tirreno

Pisa

lo sfogo 

«Lo Stato svilisce la nostra storia non siamo il bancomat di nessuno»

«Lo Stato svilisce la nostra storia non siamo il bancomat di nessuno»

La leader della Confcommercio pisana Federica Grassini ribadisce le richieste di maggior tutela per il sistema dei negozi di vicinato

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pisa. Una maggiore attenzione al commercio di vicinato viene richiesta a grande voce dalla presidente della Confcommercio Provincia di Pisa Federica Grassini. «I negozi e le piccole imprese – evidenzia Grassini – continuano coraggiosamente, con grandissima fatica e tra mille fattori avversi, a difendere un ideale di impresa che si basa sulla qualità, sulla professionalità, sulla cura e sulla tutela del cliente; aziende portatrici di lavoro sano e qualificante, nelle quali il dipendente così come il cliente, è parte integrante di una famiglia. Quel commercio che identifica un territorio, un centro storico, che lo rende differente da ogni altro e quindi attrattivo. Quel commercio che offre un’alternativa originale e di eccellenza, che si oppone all’offerta omologata e mediocre di molte grandi catene. Quelle piccole imprese, che si tratti di negozi, di ristoranti, di aziende di servizi che ti aprono la porta col sorriso e si fanno in quattro per soddisfare le tue aspettative. Tutte quelle attività che sollevando le proprie saracinesche, garantiscono ogni giorno, oltre che un servizio ai consumatori, un presidio di sicurezza a tutela della buona qualità di vita del quartiere e dei suoi abitanti».

I dati in possesso di Confcommercio sono impietosi. «Dal 2008 – prosegue Grassini – abbiamo registrato il vertiginoso accrescersi della pressione fiscale, dei costi del lavoro dipendente e dei costi dell’energia. I numeri sulla nascita-mortalità del piccolo commercio di vicinato sono a dir poco allarmanti: oltre 70.000 negozi in meno solo negli ultimi dieci anni, al netto di nuove aperture, nella stragrande maggioranza dei casi, costituite da grandi catene e attività straniere. Dove chiude un negozio storico, apre una catena, un esercizio pubblico di bassa qualità, un minimarket, con il conseguente impoverimento dell’offerta commerciale. Dove chiude un negozio di qualità, si perdono posti di lavoro di qualità, si perdono rapporti umani di qualità, si perde un presidio prestigioso di sicurezza e riqualificazione urbana. Uno Stato che svilisce la storia della propria economia identitaria, che relega le proprie imprese al ruolo di bancomat, per sanare i debiti prodotti da scelte politiche sbagliate o persino scellerate, non è uno Stato che ci merita».

La maggior tutela che chiede Confcommercio Provincia di Pisa si declina in varie direzioni. «Attraverso – conclude Grassini – una fiscalità che non sia incompatibile con la sostenibilità del fare impresa, una riforma complessiva delle aliquote Irpef, l’impegno a non aumentare l’Iva anche per il 2021, una reale e sensibile diminuzione dei costi del lavoro, un alleggerimento del carico burocratico che zavorra il lavoro e disincentiva dal fare sviluppo, maggiori interventi contro la concorrenza sleale di chi è soggetto ad una fiscalità estremamente agevolata rispetto a quella a cui dobbiamo sottostare noi e di chi opera abusivamente o illegalmente o infischiandosene dei divieti, confidando nell’assenza di adeguati controlli». —

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