Il Tirreno

Pisa

Parla un gestore 

«Dopo l’assegnazione siamo soli con noi stessi: è questo il problema»

Carlo Venturini

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Pisa. «Le istituzioni? Ci lasciano soli. Nessun aiuto, nessuna agevolazione». A dichiararlo è Lorenzo Cutelli che da giugno gestisce un bene confiscato alla camorra in città, il ristorante pizzeria Antico Vicoletto in vicolo del Tinti.

«Dal momento in cui ho siglato il contratto con la procura antimafia è iniziata la mia attività imprenditoriale vera e propria in cui mi sono assunto tutti i rischi di chi investe in una nuova attività in un momento non facile per il mercato»: continua Cutelli noto per aver aperto, inventato e gestito molti locali a Pisa che hanno fatto la storia della movida, quella buona.

Nel 2010 partì un’inchiesta della Dda che ha consentito di accertare il riciclaggio, tra Pisa e Lucca, di ingenti somme di denaro riferibili ad un clan cammorista. Da quelle indagini nel 2014, furono confiscati oltre all’Antico Vicoletto anche un locale a Marina, il ristorante-pizzeria “L’imbarcadero” ed il ristorante-pizzeria “L’Arciere” (in via della Nunziatina). Tutte le attività hanno cambiato gestioni e sono ovviamente estranee all’inchiesta. Il problema è che chi va a gestire un «bene difficile e che scotta perché confiscato a mafia o camorra» si aspetta qualche agevolazione. «Nessuna – spiega Cutelli –: si è lasciati soli. Come se avessimo aperto una semplice yogurteria mentre invece ci vorrebbe un po’ di spinta almeno nella fase iniziale dell’attività».

Non si tratta di un semplice incoraggiamento a voce o di una pacca sulla spalle, bensì di aiuti concreti. «Ci vorrebbero delle agevolazioni su imposte e tasse locali o regionali. Almeno per il primo anno. E magari un aiuto sul fronte del lancio dell’immagine», continua Cutelli che ha cercato anche in Regione se ci fossero delle agevolazioni in tal senso. E invece nulla, né a livello locale né regionale: «Dispiace ovviamente per l’edicola rimossa. In quel caso il bene è stato affidato ad un’associazione e ci fu l’interessamento almeno a voce anche dell’università, del Sant’Anna ma abbiamo visto tutti che fine hanno fatto quelle “rassicurazioni” mentre chi gestisce come imprenditore i beni confiscati non può ambire neppure a quelle parole di incoraggiamento». –

Carlo Venturini

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