Il Tirreno

Pisa

Addio al prete che arrivò in Lambretta con la sua musica

Valentina Landucci
Un’immagine di don Giovanni Federigi di qualche anno fa
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Un’immagine di don Giovanni Federigi di qualche anno fa

Lutto per la scomparsa del parroco di Avane, don Giovanni Federigi

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VECCHIANO. La chiesa e le sue anime. Ma anche la musica e i motori. E poi la fotografia. Certo un prete, prima di tutto un parroco che aveva a cuore la comunità che gli era stata affidata fin da giovanissimo e che mai aveva lasciato nella sua lunga vita. Ma anche un uomo dai mille interessi che ha insegnato molto a dispetto di quel carattere forse un po’ introverso e schivo che non rendeva merito alla straordinaria bontà comunicata soprattutto con atti concreti di carità.. Ecco chi era don Giovanni Federigi, parroco di Avane, che si è spento all’età di 87 anni. Era nato a Pietrasanta, in Versilia, ed era stato ordinato sacerdote a Pisa nel 1955. Oltre sessanta anni di sacerdozio, i suoi, festeggiati con l’arcivescovo monsignor Giovanni Paolo Benotto nel 2015 durante le celebrazioni di San Ranieri.

«Due le particolarità di don Giovanni Federigi - ricorda il sindaco di Vecchiano, Massimiliano Angori - era un insegnante e per anni e anni ha fatto conoscere la musica ai suoi studenti, quelli di Vecchiano ma all’inizio della sua carriera anche quelli dell’alta Val di Cecina. Inoltre, cosa piuttosto rara, da quando a soli 22 anni era arrivato ad Avane, era sempre rimasto qui». Da professore di musica macinava chilometri in su e in giù per la provincia pisana «e lo faceva in Lambretta - racconta ancora Angori - la moto era una sua passione, insieme alla fotografia: arrivato ad Avane aveva con sè una delle prime macchine fotografiche dell’epoca che destò grande curiosità»

Della comunità di Avane conosceva ogni cosa, le gioie e i dolori delle famiglie, i momenti di difficoltà e quelli più felici del piccolo paese della Valle del Serchio. Con dedizione e discrezione se ne faceva carico, se ne curava. «Era il parroco davvero di tutti e la comunità lo ha molto amato» aggiunge Angori. Negli ultimi anni le condizioni di salute di don Giovanni erano andate peggiorando ed era stato costretto prima a lasciare la parrocchia al suo successore, don Santhia Nesan, poi ad affidarsi alle cure di una assistente familiare. Fino alla morte, nella tarda serata di mercoledì. Il funerale si terrà questo pomeriggio alle 15 nella chiesa di Avane e alla messa di esequie ci sarà monsignor Benotto.

Toccante il ricordo di un vecchianese doc, Sauro Scalzini, musicista che ha legato il proprio nome a una delle manifestazioni di maggior successo degli ultimi anni, Bolgheri Melody, e che di don Giovanni è stato allievo e amico. Scalzini ha affidato ai social una lettera aperta scritta a poche ore dalla scomparsa di don Giovanni con la quale racconta chi era: «Nel lontano marzo del 1955 - scrive - , avevo 9 anni, venisti da cappellano ad aiutare il vecchio don Giuseppe Giuntoli in sella ad una grossissima moto NSU ed eri un acerrimo tifoso dell'Inter, cose inconsuete per i preti di quei tempi ma la giovinezza e la modernità ti portarono a farti amare da destra e da sinistra riuscendo a far cambiare radicalmente anche il modo di vita dei paesani. La domenica mattina ci accompagnavi a giocare la partita di pallone allo “Spiaggione” poi, alle 11 precise tutti alla messa belli sudati ma l’importante era partecipare e socializzare». —
 

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