Tv a pagamento in ospedale «Passo in avanti nel servizio»
L’Aoup: dovevamo adeguare tutti gli apparecchi alla piattaforma digitale La spesa sarebbe stata troppo alta. E così si facilitano le convivenze dei pazienti
PISA. Una tariffa per accendere le tv e… le polemiche. Fa discutere la decisione dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup) di prevedere per i pazienti che vogliono accedere “al servizio di intrattenimento tv” il pagamento di 2 euro, che lievita a 5 per i canali speciali. Una scelta motivata dall’esigenza di dover rinnovare la dotazione degli apparecchi televisivi, soprattutto per adeguarli alle nuove piattaforme del digitale terrestre.
«L’adesione dell’Aoup alla gara regionale Estar per la fornitura del servizio di intrattenimento tv per i pazienti negli ospedali è stata motivata dall’esigenza di dover rinnovare completamente la dotazione di apparecchi televisivi nelle degenze. Molte ne erano sprovviste, mancavano gli impianti satellitari ma soprattutto i televisori esistenti non erano più compatibili con la piattaforma del digitale terrestre e quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, non erano più funzionanti. Si è posto quindi il problema dell’acquisto ex novo per tutte le degenze di entrambi i presidi ospedalieri», sottolinea l’Aoup rispondendo alle polemiche sollevate negli ultimi giorni.
«Nelle degenze vecchie, quelle con più di un posto letto per camera, non era più proponibile un unico apparecchio tv per tutti, com’era stato negli anni passati, perché creava non pochi problemi di “convivenza” per le differenti esigenze dei vari pazienti - prosegue l’Azienda sanitaria -. Nell’ottica dell’ospedale nuovo, costruito secondo i più moderni standard e all’avanguardia per tecnologie e dimensioni, con le nuove degenze che somiglieranno sempre di più a camere d’albergo, a maggior ragione è parso opportuno mettere a disposizione anche servizi innovativi come la tv personalizzata e on demand. L’investimento complessivo avrebbe però rappresentato una spesa consistente per l’Azienda (alla quale si somma il pagamento del canone), e per un ospedale il comfort alberghiero è senz’altro importante ma secondario rispetto alle priorità assistenziali. Questa scelta, che non prevede impegno di risorse pubbliche e dove il rischio di impresa è a carico della ditta aggiudicataria qualora l’adesione dei pazienti non riuscisse a coprire i costi del loro investimento, rappresenta senza dubbio un’innovazione importante dal punto di vista tecnologico. Oltretutto si tratta di un sistema flessibile che potrà essere anche migliorato nel corso degli anni con ulteriori agevolazioni nella fruizione del servizio».
Un “chiarimento” che non è però riuscito a spegnere le polemiche. «È assurdo pretendere che un paziente ospedaliero debba pagare per vedere la tv - commenta Irene Galletti, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle -. Non è ammissibile che le spese per rinnovare gli apparecchi vengano fatte ricadere sui pazienti. È vero che non si tratta di un servizio essenziale, ma proviamo a metterci nei panni di un lungodegente costretto a passare giornate intere immobile nel suo letto, senza la possibilità di avere un poco di intrattenimento o informazione televisiva se non pagando l'ennesimo balzello». Una vicenda «penosa» la definisce Maurizio Nerini, capogruppo di Noi Adesso Pisa-Fratelli d’Italia, evidenziando l’inopportunità di questa operazione e «l’obbligo di lasciare in libera visione i canali del servizio pubblico Rai». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
