Italia
Venti anni di possibilità e sogni donati ai bambini poveri del mondo
Prestigioso riconoscimento a due pisani, Sergio Brondi e Maria Paola Guerri, in prima linea per le adozioni a distanza
la storia
Venti anni d’impegno per dare un futuro dignitoso a tanti bambini sparsi nel mondo che senza interventi concreti possono aspirare solo alla sopravvivenza. Venti anni di aiuti e anche di speranze e sogni realizzati grazie alla generosità di persone che del sostegno alle persone più bisognose hanno fatto una vera e propria missione.
Ecco perché in occasione della festa di Agata Smeralda, che si è tenuta alcuni giorni fa nella Basilica della Santissima Annunziata di Firenze, sono stati premiati, insieme a Suor Claudia che destinerà il premio all'Obrais Sociais Mae Rainha, (associazione che si occupa dei bambini delle favelas di Salvador de Bahia portatori di gravi handicap), due cittadini pisani, Sergio Brondi e la professoressa Maria Paola Guerri, fondatori nel 2007 del Comitato Amici di Agata Smeralda (C.A.A.S.) che ha accompagnato nel percorso della vita 37 bambini e che attualmente ne sta accompagnando altri 15.
Adozioni a distanza che hanno fatto la differenza.
Molti di questi ragazzi oggi sono socialmente ben inseriti e uno di loro lo scorso anno ha anche vinto le olimpiadi. I soci del Caas sono circa cinquanta e ognuno di loro ha adottato anche individualmente a cui dobbiamo aggiungere anche le adozioni di amici che non fanno parte del Comitato e quindi, Pisa ha oltre un centinaio adozioni a distanza.
Il premio consiste nella riproduzione di una ceramica invetriata robbiana e in di 6mila euro e che Sergio Brondi e Paola Guerri hanno deciso entrambi di devolvere, a nome del Comitato, al Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta - Gruppo di Pisa, (che nasce per favorire la salute e le cure primarie alle persone senza fissa dimora e disagiate), ed alla Cittadella della Solidarietà, Caritas Diocesana di Pisa.
«Il nostro primo incontro con l’associazione Agata Smeralda che da vent’anni promuove un progetto di adozione a distanza a tutela della vita e della dignità umana – raccontano Brondi e la professoressa Guerri dell’istituto Santa Caterina di Pisa -, è avvenuto durante uno spettacolo organizzato al teatro cinema “Nuovo” per gli alunni dell’Istituto Arcivescovile S. Caterina nel lontano Natale 2000. In quell’occasione, il professor Mauro Barsi, presidente nazionale dell’associazione, illustrando i progetti già iniziati nelle favelas di Salvador Bahia e nel resto del mondo, invitò ad avvicinarci a tali realtà e a contribuire attivamente».
«Il giorno dopo, - ricorda la professoressa nonché presidente del Comitato -, insieme ai ragazzi ripensammo alla sera precedente e decidemmo di fare qualcosa. Quel grido di dolore non poteva essere ignorato. Così, grazie ai consensi degli organi collegiali della scuola, il progetto di solidarietà Agata Smeralda entrò nell’Istituto S. Caterina. Ci sembra ieri, eppure sono trascorsi vent’anni da quando le tre classi della scuola media S. Caterina s’imbarcarono in questa meravigliosa avventura».
Il primo gesto concreto degli alunni della scuola media fu quello di adottare un bambino. Nel frattempo, grazie alle iniziative organizzate all’interno della scuola, il gruppo di A.S. è diventato sempre più numeroso e forte tanto da essere costituito legalmente nel Comitato Amici di Agata Smeralda.
«In questi anni non sono mancati momenti difficili – sottolinea Brondi -, ma li abbiamo superati perché il nostro unico scopo è stato sempre quello di metterci al servizio dei bambini più poveri e dare così ancor più senso alla nostra vita». Oggi il Caas è una realtà cittadina che diventando sempre più numeroso, ha potuto collaborare a progetti umanitari come la realizzazione di ambulatori dentistici, l’acquisto di apparecchiature radiologiche e materiale medico-sanitario. «Le istituzioni pisane, la Società della Salute e la Provincia ci hanno sempre sostenuto – sottolinea Guerri – e grazie a loro, agli amici e ai benefattori, abbiamo fatto molto, ma c’è ancora moltissimo da fare». —
Donatella Lascar
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