Il Tirreno

Pisa

il caso internazionale 

Morto di stenti in carcere l’uomo detenuto con Fulgencio

Danilo Renzullo

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pisa. Un’iniziativa pubblica per accendere i riflettori sull’arresto di Fulgencio Obiang Esono. Politica ed associazionismo si mobiliteranno il prossimo gennaio per chiedere la liberazione dell’ingegnere pisano di origini equatoguineane arrestato in Togo nel settembre 2018, estradato in Guinea Equatoriale e condannato a quasi sei decenni di carcere con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione di un presunto colpo di Stato per ribaltare il potere detenuto dal 1979 dal dittatore Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.

La crescente repressione contro gli oppositori, la morte per stenti di uno dei 130 prigionieri condannati insieme ad Obiang Esono nel processo farsa celebrato lo scorso maggio e l’immobilismo delle istituzioni locali, ha fatto scattare la molla della mobilitazione. Sarà una manifestazione o un dibattito pubblico a riaccendere i riflettori su un caso che da oltre un anno tiene in apprensione la famiglia del professionista 49enne, da oltre 30 anni residente a Pisa, di cui non si hanno più notizie da mesi. Nonostante le pressioni della Farnesina, non è stata ancora autorizzata la visita consolare in carcere per verificare le condizioni di salute e di detenzione dell’ingegnere, trasferito la scorsa estate dal carcere di Bata a quello di Mongomo dopo oltre sei mesi di prigionia a Black Beach, ritenuta la prigione più disumana al mondo. Ancora in attesa di “approdare” in aula il ricorso presentato dall’avvocato Ponciano, legale dell’ingegnere, e dall’avvocato Corrada Giammarinaro, difensore della famiglia, per cercare di rovesciare le accuse secondo le quali Obiang Esono sarebbe stato nominato “rappresentante” dei dissidenti politici europei. A preoccupare è l’ennesima stretta lanciata dal governo equatoguineano nei confronti degli oppositori del regime. Nei giorni scorsi altri due equatoguineani di nazionalità spagnola (Feliciano Efa e Julio Obama) sono stati arrestati in Sud Sudan insieme Welcome Ndong e Martín Obiang, condannati in contumacia a 96 anni di carcere nello stesso processo che ha portato all’arresto di Obiang Esono. L’ingegnere pisano è stato arrestato in un albergo di Lomé, capitale del Togo, dove è stato attirato per discutere un’offerta di lavoro rivelatasi poi una trappola. Con lui sono finiti in manette - e poi consegnati alla polizia della Guinea Equatoriale - altri tre equatoguineani. Secondo l’accusa, i quattro stavano stipulando un patto tra i gruppi ribelli europei e quelli africani. «La situazione sta precipitando - sottolinea Giammarinaro - con nuovi arresti e la morte di un detenuto. Per Fulgencio non è stata ancora autorizzata la visita consolare in carcere, né è stato discusso il ricorso. È la politica nazionale ed europea a dover esercitare tutti gli sforzi possibili per riportare a casa Fulgencio». —

Danilo Renzullo

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