Il Tirreno

Pisa

«Quando ho visto Moira stava bene Le ho anche servito una birra»

Stefano Taglione

Parla uno dei denunciati come organizzatore del rave party «Mi era rimasta impressa per il cane al guinzaglio»

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«La ragazza morta? Non la conoscevo, l’ho solo vista durante la festa. Domenica pomeriggio (il 3 novembre ndr) ricordo di averle servito una birra. Stava benissimo, eccome se stava bene. Mi sono rimasti impressi sia lei che i suoi amici, perché avevano dei cani al guinzaglio. Quanto è accaduto è terribile, mi dispiace tantissimo. Lo abbiamo saputo mentre eravamo in macchina a Fidenza, ce lo hanno comunicato. Noi quel giorno, fra le 17 e le 21.30, stavamo smontando le casse e abbiamo radunato tutte le persone che c’erano. Alcune sono rimaste dentro, noi invece siamo andati via».

Norman Gomez, 27 anni, secondo la polizia è fra i presunti organizzatori del “Witchtek”, il rave party dell’ex Trw tenutosi fra il primo e il 3 novembre scorso e concluso in tragedia, con la morte della trentenne pisana Moira Piermarini. La donna è stata trovata cadavere nell’auto di un ragazzo abruzzese di 33 anni che, dopo averla vista litigare con un amico (l’uomo, di Pisa, che l’aveva accompagnata in treno fino a via Enriques) e conosciuta da qualche ora, l’aveva fatta dormire nella sua Renault Clio con la cagnolina “Ira”.

Poche prima del dramma Gomez – originario di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia – insieme a quattro amici era stato bloccato appena uscito dall’ex stabilimento di sterzi per auto dalla Digos e dalle volanti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, guidato dal commissario capo Claudio Cappelli, per un normale controllo. Erano le 22 di domenica sera, quando gli ultimi reduci della festa stavano abbandonando Livorno per tornare a casa. «Ci hanno tenuti in ostaggio – racconta – ma io non sono un organizzatore, era la mia prima festa».

Secondo quanto appreso si è trattato di un semplice alt degli agenti, quello in via Enriques, appostati fuori per intercettare i presunti organizzatori del rave, ben prima che la festa non autorizzata si trasformasse in tragedia col decesso della trentenne. Un blitz culminato col sequestro di una delle due piattaforme musicali installate che i cinque – Gomez, altri tre emiliani (fra cui un cinquantenne di origine sarda) e un giovane di Gallarate, in provincia di Milano – stavano riportando a casa su due furgoni noleggiati pochi giorni prima. I mezzi e le casse, però, sono rimasti a Livorno e loro sono stati denunciati per invasione di terreni o edifici e apertura di intrattenimento senza avere osservato le prescrizioni dell’Autorità a tutela dell’incolumità pubblica, come confermato dalla polizia in una nota la mattina successiva.

Gomez – che durante il blitz si è sdraiato di fronte al carro attrezzi e, lamentando dolori alla schiena, ha poi chiamato un’ambulanza senza poi essere stato refertato al pronto soccorso – vuole raccontare la sua versione dei fatti. «Io ero al primo rave e non sono un organizzatore – chiarisce – ero solo alla festa. Dai mezzi sequestrati, a mio modo di vedere violando i nostri diritti, abbiamo dovuto togliere i vestiti e tutte le cose di proprietà. Ai poliziotti ho spiegato cosa è successo nella storia d’Italia dalle Bolle papali ad oggi, dicendo loro che lo Stato non ha più giurisdizione sul suo popolo. Che dal 2012 è stato delegittimato. Agli agenti ho comunicato proprio questo: che non li ritengo legittimi». —

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