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«Dammi cento euro o dico ai tuoi genitori che sei gay»
La richiesta di soldi arrivata a uno studente attraverso l’applicazione Grindr «Mi ha contattato senza sapere che sono orfano e omosessuale dichiarato»
«Fammi un bonifico di cento euro altrimenti mando ai tuoi genitori gli screenshot del tuo profilo».
L’autore del tentativo di ricatto ignorava due elementi essenziali della sua potenziale “vittima”: da tempo non ha più i genitori e non fa mistero della sua omosessualità. Tradotto: l’estorsione era destinata a fallire. E così è stato.
Nuccio, 28 anni, studente universitario pisano, è andato in questura per denunciare l’episodio, ma gli è stato spiegato che con quell’approccio non c’era una consistenza sufficiente per andare avanti con la querela.
Resta il tentativo di ricattare un giovane che vive senza problemi la sua condizione sessuale.
«Voglio denunciare pubblicamente quello che mi è successo perché in città ci sono molte persone non dichiarate, come uomini sposati o anche ragazzini che potrebbero essere ricattati».
È un fenomeno che attraverso i social amplifica le potenzialità di mietere vittime, quello che funziona in almeno tre fasi: adescamento, contatto con invio di foto discinte, richiesta di denaro.
Nel caso di Nuccio l’estorsione è rimasta nel perimetro della volontà dell’anonimo autore. L’applicazione Grindr è stato il terreno di incontro virtuale tra ricattatore e ricattato.
«Un paio di settimane fa sono stato contattato da un utente con il nickname “ragazzo escrt” (che sta per ragazzo escort, ndr). Gli ho risposto che non ero interessato e pensavo che la cosa fosse finita lì».
L’ignoto estorsore, però, si è rifatto vivo giovedì mattina.
«Mi è arrivato un messaggio vocale abbastanza incomprensibile – riprende lo studente –. Gli ho chiesto cosa voleva e mi è arrivato un secondo vocale questa volta con la richiesta di soldi. Mi chiedeva 100 euro altrimenti avrebbe mandato ai miei genitori, che sosteneva di conoscere, gli screenshot del profilo dicendo che ero gay. Il mio nickname è Bear Bie. Lui, sbagliando e non cogliendo il senso del nickname ha aggiunto pure che nell’inviare gli screenshot voleva sottolineare il nome del profilo, “Barbie”, come la bambola. Ma non aveva proprio capito nulla».
Nuccio, orfano di genitori e sereno nella sua identità sessale che non hai mai avuto problemi a nascondere, capisce che il tipo non solo non lo conosce, ma che sta provando a portare avanti un ricatto sparando a casaccio.
Risponde al tizio smontando il suo tentativo di ricatto: «Ho idea che tu mi abbia confuso con qualcun altro. I miei genitori sono morti e anche se fossero vivi direi che non ci sarebbero comunque problemi. Comunque sono risalito al tuo nome tramite ricerca inversa dalle immagini di Google. Quello che stavi cercando di fare si chiama estorsione. Ti ho screenshottato e domani vado dai carabinieri».
Dopo questa risposta l’aspirante estorsore ha interrotto ogni contatto cancellando anche il suo profilo.
Non aver chiesto l’Iban ha compromesso la possibilità di arrivare all’identità del ricattatore a mezzo social.
«Ho sentito alcuni amici e mi hanno confermato di aver ricevuto richieste simili alla mia – conclude Nuccio –. Bisogna fare attenzione a non cadere in questi tranelli. Mai inviare foto». —
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