Il presidio
Ghimenti: «Pisa prende tanto a Calci il ruolo di cenerentola»
Il sistema di trasferimento dal governo ai Comuni penalizza non solo i più piccoli ma crea anche disparità tra confinanti. Il sindaco: «Occorre annullare le differenze»
Tutti gli amministratori piangono perché le casse comunali sono vuote. Ma ci sono Comuni che piangono più di altri. «È il caso di Calci, che dallo Stato riceve molto meno non solo rispetto a Pisa, ma anche ai Comuni confinanti», spiega il sindaco Massimiliano Ghimenti. E il tutto è dovuto al fatto che il governo, anzi tutti i governi che si sono succeduti dal 2009, non rispettano la legge che introduce il federalismo fiscale e, in particolare, la parte che stabilisce i criteri con cui calcolare i trasferimenti alle amministrazioni locali per i servizi al cittadino.
Il caso è stato portato all’attenzione nazionale dalla trasmissione televisiva Report. Il programma di Rai tre ha sottolineato le differenze di trattamento tra i Comuni del nord Italia e quelli del sud. Ghimenti lo estende su base locale: «Anche comunità confinanti tra loro sono trattate in modo diverso».
Il problema non sorge nel 2009. Alla base ci sono le modifiche al titolo V della costituzione introdotte nel 2001 che avevano, tra gli altri, l’intento di redistribuire risorse ai Comuni per migliorare i servizi sul territorio. A nove anni dalla riforma sono state stabilite le funzioni fondamentali delle amministrazioni comunali tra cui il trasporto pubblico comunale, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, i servizi sociali comprensivi di asili nido. Per poter far fronte a questi servizi la legge prevede che siano individuati i Lep, vale a dire i “Livelli essenziali di prestazione” e in base a questi ripartiti i fondi. Contemporaneamente è stato introdotto un fondo perequativo a favore dei territori più svantaggiati così da permettere a tutti i cittadini, a prescindere dal luogo in cui vivono, di accedere a dei servizi con un determinato livello di qualità.
Peccato che i Lep non siano mai stati individuati e tutto il sistema si regga su un altro sistema, vale a dire lo storico delle spese sostenute dai Comuni e la redistribuzione attraverso un fondo di solidarietà. Così le risorse sono distribuite in base a criteri stabiliti «solo con un’operazione ragionieristica, che è insensata al punto da favorire le amministrazioni spendaccione rispetto a quelle virtuose», sostiene Ghimenti.
Il risultato è la diseguaglianza, sebbene vada sottolineato che anche il Comune di Calci riceva più di quanto in teoria dovrebbe ricevere rispetto a un’eguale amministrazione del sud Italia. Nello specifico, in base ai dati del 2009, il fabbisogno (vale a dire quanto occorre spendere pe i servizi al cittadino) di ogni calcesano corrisponde a 574,08 euro a persona, vale a dire il 2,7% in più rispetto al fabbisogno medio. Nella confinante Vicopisano il fabbisogno è 611,09euro, ossia il 9,29% in più della media. A Pisa si sale a 881,55 euro, ossia il 35,95% in più.
Questi numeri sono influenzati da quanto ogni Comune versa al già citato fondo di solidarietà. «Nel 2016 – spiega Ghimenti – Calci contribuiva con 59 euro pro capite, mentre il Comune di Vicopisano, analogo a noi in tutto, con 18,71 euro».
«Non voglio assolutamente che vengano tolti soldi agli altri, ma che non esistano disparità», sottolinea Ghimenti che per questo ha scritto nel corso degli anni ai premier di centrosinistra e al premier gialloverde, ora giallorosso, ma senza ricevere mai una risposta». —
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