Il Tirreno

Pisa

L’allarme 

Chiuse le vasche di stoccaggio dei fertilizzanti a San Piero a Grado

Donatella Lascar
Chiuse le vasche di stoccaggio dei fertilizzanti a San Piero a Grado

Cattivi odori in calo, migliora la situazione nella frazione  dove circa 80 persone fecero ricorso all’ospedale

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Pisa. I miasmi che un mese fa avevano infestato San Piero a Grado stanno lasciando il posto ad aria respirabile. La situazione non è tornata del tutto alla normalità perché di notte, a seconda di come tira il vento, si avverte ancora quell’odore pungente che prende la gola e gli occhi e che ha costretto gli abitanti a mobilitarsi contro lo sversamento di fertilizzanti usati dalla tenuta agricola Castagnolo. I miasmi si levavano dalle vasche di stoccaggio che sono state rimosse, probabilmente a seguito della denuncia del Parco per la loro istallazione e per un’ordinanza del sindaco Michele Conti che ha sospeso l’attività di stoccaggio in attesa dei risultati delle analisi ambientali e molecolari effettuate dall’Arpat che erano previsti per il 3 e il 10 ottobre ma al momento non sono ancora arrivati.

«Il ritardo delle analisi – dice Bernardo Lelli, rappresentante della comunità di San Piero – probabilmente è dovuto al fatto che noi abbiamo chiesto ad Arpat di effettuare delle analisi integrative anche su altre sostanze (formaldeide, fitofarmaci, fosfati e metalli pesanti) per capire bene che cosa abbiamo respirato in quelle settimane tremende. Una richiesta avallata anche dal sindaco che però devono aver allungato i tempi delle analisi. Intanto, però, un risultato l’abbiamo ottenuto, le due vasche che l’azienda agricola utilizzava per lo stoccaggio del prodotto sono state tolte ed è stato ripristinato il terreno. L’aria è quasi tornata normale ma qualche sera fa, alcuni mi hanno mandato dei messaggi dove sostenevano che il puzzo si sentiva di nuovo. Meno male che quel prodotto è stato utilizzato solo su cinquanta ettari dei duecento e passa dell’azienda altrimenti non avremmo più potuto vivere qui».

«Ce ne saremmo dovuti andare – conclude Lelli – vendere le nostre case, anche se non so chi le avrebbe potute comprare, i bar e i ristoranti avrebbero chiuso. Sarebbe stato un vero e proprio disastro. Abbiamo fatto bene a mobilitarci e a fermare la cosa sul nascere».

Il 23 settembre scorso si mobilitarono più di 400 persone per andare a manifestare davanti all’ingresso della tenuta agricola Castagnolo. San Piero e La Vettola si trovarono unite nella lotta perché i miasmi arrivavano fin laggiù. Gli incassi dei bar e dei ristoranti erano crollati a picco e un’ottantina circa di persone sono finite all’ospedale per irritazioni agli occhi e alla gola. Tutti interventi refertati che hanno permesso di capire meglio qual era la situazione e i pericoli a cui i residenti stavano andando incontro. Ma, in base alla normativa vigente, l’unico concetto su cui è possibile fare leva in situazioni del genere è quello della intollerabilità. Questi fanghi di depurazione e gessi di defecazione prevenivano da Brescia e nel momento in cui i residenti si sono mobilitati, ne arrivavano circa una ventina di carichi al giorno. –

Donatella Lascar

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