Il Tirreno

Pisa

Palazzo Blu capitale del Futurismo, in mostra più di cento opere

Amanda Fincatti
Un gruppo di visitatori in una delle sale di Palazzo Blu
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Un gruppo di visitatori in una delle sale di Palazzo Blu

La stagione autunnale del museo pisano si apre con l’esposizione curata da Ada Masoero che rimarrà visitabile dall’11 ottobre fino al 9 febbraio 2020

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Pisa. A 110 anni dalla stesura del Manifesto di fondazione del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, arrivano a Palazzo Blu più di cento opere del tanto complesso e storico movimento. La stagione autunnale si apre con questa importante mostra che sarà visitabile dall’11 ottobre al 9 febbraio 2020. L’imperdibile appuntamento dedicato all’arte futurista è organizzato da Palazzo Blu insieme a MondoMostre. La mostra è curata da Ada Masoero.

Sulle pagine del quotidiano parigino “Le Figaro” usciva in data 9 febbraio 1909 il Manifesto di fondazione del futurismo redatto dal poeta, letterato e comunicatore di spicco Marinetti. È risaputo che quel documento ha provocato grandi ripercussioni e scalpore di portata internazionale. Non a caso, le adesioni a quel Manifesto si fecero subito notare tramite un’audace e inedita modalità di comunicazione, che fino a quel momento era stata impiegata soltanto nella pubblicità politica. Tramite il volantinaggio, il Manifesto (e i Manifesti posteriori) raggiunse gli strati più popolari e la sua diffusione avveniva anche in chiave declamatoria in occasione delle frequentatissime “serate futuriste”. Dalla poesia alla pittura alla scultura, dall’architettura alla danza al teatro, dalle arti decorative alla grafica e pubblicità; le vicende del futurismo si svolsero dal 1909 al 1944 manifestando un’accentuata molteplicità degli ambiti in cui si avventurava.

Per la mostra intitolata “Futurismo” si aspettano le opere dei più importanti nomi di quel periodo, provenienti da ben 29 prestatori (tra i quali il Museo del Novecento e la Gam di Milano, il Mart di Rovereto e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma). Attraverso le opere, in gran parte dipinti museali o provenienti da collezioni private, la rassegna di Palazzo Blu si propone, «per la prima volta, di provare come i più grandi fra gli artisti futuristi seppero rimanere fedeli alle riflessioni teoriche enunciate nei Manifesti, traducendole in immagini dirompenti, innovative e straordinariamente felici sul piano artistico».

La mostra sarà scandita in sezioni, intitolate ognuna da un Manifesto con brevi citazioni, in modo da guidare i visitatori nella comprensione del pensiero futurista. Si parte dal 1910 con i due manifesti pittorici firmati dai giovani “padri fondatori”: Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini e i suoi rispettivi capolavori ispirati a quei testi. Seguono le trascrizioni visuali del Manifesto della scultura futurista steso da Boccioni nel 1912. Con il Manifesto tecnico della letteratura futurista del 1912 e i nuovi modelli architettonici del 1914, dettati da Antonio Sant’Elia, saranno illustrate le opere “profetiche” e “belliche” dell’artista. Nella sezione “Ricostruzione futurista dell’universo”, con testo di Giacomo Balla e Fortunato Depero, saranno invece esposti i dipinti, le sculture, gli oggetti, i bozzetti e i giocattoli realizzati dai due autori. Seguendo poi l’itinerario futurista di Palazzo Blu entra in scena “L’’arte meccanica con i modelli geometrici e industriali” con riferimento al manifesto steso nel 1922 da Enrico Prampolini, Vinicio Paladini e Ivo Pannaggi. Infine, al piano superiore, col Manifesto dell’Aeropittura scritto nel 1931 e firmato da Marinetti con Balla, Benedetta (Cappa Marinetti), Depero, Dottori, Fillia, Prampolini, Somenzi e Tato, la mostra esibirà le spettacolari opere ispirate da quest’ultimo Manifesto. —

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