Il Tirreno

Pisa

dopo l’oltraggio alla torre 

Polizia municipale schierata a tutela di chiese e monumenti

P.B.
La scritta sulla Torre che è costata l’arresto ai due medici (Renzullo/Muzzi)
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La scritta sulla Torre che è costata l’arresto ai due medici (Renzullo/Muzzi)

L’annuncio del sindaco Conti: «Agenti a presidio dei beni culturali in centro» Per l’Opera della Primaziale «non c’è la consapevolezza della gravità del fatto»

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pisa. Non c’è solo il gioiello che dà un lustro plurisecolare alla città nel mondo. C’è anche un patrimonio vulnerabile e trasversale a cui la polizia municipale deve guardare. Tesori da inserire in un’agenda di priorità da aggiungere al resto degli obiettivi su cui sono impegnati i vigili urbani. È l’indicazione che arriva dal sindaco Michele Conti dopo l’episodio avvenuto sulla Torre di Pisa con la scritta “Jeffy” lasciata da due fratelli Usa, entrambi medici di 38 e 35 anni, residenti a New York.

«La polizia municipale deve contribuire al presidio di chiese e piazze e soprattutto dei beni culturali in generale» è l’annuncio che arriva dal primo inquilino di Palazzo Gambacorti. Sul caso Torre il sindaco ha auspicato un’applicazione severa della legge «perché si cominci a mettere un freno a questo genere di comportamenti». Un oltraggio alla città per Conti che pensa anche al resto dei tesori cittadini coinvolgendo la municipale in un’attività di vigilanza attiva per impedire deturpazioni al patrimonio storico e culturale cittadino.

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Le occasioni per imbrattare i presìdi della memoria sono infinite. Le armi spesso spuntate. Ma il segnale che la città non può subire passivamente le incursioni dei vandali anche occasionali va dato. E Palazzo Gambacorti si muove su questa direttrice. Quello che ha colpito con una riflessione secondaria circa la vicenda della scritta sul settimo anello della Torre è lo status dei protagonisti. Due medici, specializzati in nefrologia, denunciati per danneggiamento aggravato.

Persone dalle quali uno non sia spetta un gesto del genere in stile adolescente irrequieto in gita scolastica. Un’azione più attribuibile magari a un ragazzino che ignora il valore di un monumento che qualcuno lo obbliga a visitare e lo utilizza come “lavagna”. E, invece, secondo quella che è l’esperienza sul punto dell’Opera della Primaziale chi è stato beccato a lasciare impronte da novello barbaro nella maggior parte dei casi è un adulto.

La statistica dice anche che non sono quasi mai europei. Dall’America all’Estremo Oriente i collezionisti di scritte dimostrano di non avere un grande rispetto per le opere d’arte.

«Stranamente – spiega Gianluca De Felice, segretario generale dell’Opera della Primaziale - gli autori delle scritte non hanno la consapevolezza di commettere un atto grave. E, come avvenuto mercoledì pomeriggio, non è la prima volta che un turista segnala certe situazioni. Per fortuna c’è anche un turismo consapevole».

Il senso civico del testimone oculare al momento della scritta ha portato all’arresto di alcune ore dei due medici che, forse, senza quel selfie fatale avrebbero anche potuto farla franca. Il merito è anche un altro. Aver contribuito a far ricordare che le opere d’arte si ammirano, non si utilizzano per il proprio ego. —

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