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Maleodoranze a Calambrone il caso arriva in commissione

Donatella Lascar
Maleodoranze a Calambrone il caso arriva in commissione

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CALAMBRONE. La questione delle maleodoranze a Calambrone si trascina da tempo. Una svolta c’è stata a giugno quando il Gip del Tribunale di Livorno ha emesso un’ordinanza di respingimento della richiesta di archiviazione formulata dalla Procura in merito ai tre esposti prodotti dall’avvocato Grillotti, in rappresentanza dei residenti nei comuni di Collesalvetti, Livorno e Calambrone, sulle note vicende delle maleodoranze, invitando il pm a procedere entro sei mesi ad ulteriori indagini, evidenziando la rilevanza dei dati contenuti nella documentazione.

Ma la fine sembra ancora lontana e nel frattempo i residenti di Calambrone respirano quest’aria maleodorante. Una settimana fa della questione si sono occupate anche la prima e la seconda commissione consiliare dietro sollecitazione del gruppo Diritti in comune. Il problema delle maleodoranze si suppone che nasca dagli idrocarburi originati dalle attività della raffineria Eni a Stagno e degli impianti dell’area nord di Livorno. «L’aria delle due zone è già stata oggetto d’indagine ed i risultati sono stati presentati a Callesalvetti a marzo scorso», ha dichiarato Marco Redini dell’Ufficio ambiente del Comune. E c’è un documento dove si attesta che con Eni era stato concordato un piano di miglioramento per ridurre le emissioni e che l’intervento si è concluso a fine 2018. Negli altri impianti petroliferi della zona invece sono in corso accertamenti. Una valutazione complessiva verrà effettuata da Arpat solo dopo il completamento degli interventi previsti per il 2019.

Alla seduta sono stati invitati a partecipare anche i residenti di Calambrone, tra cui Daniela Bondi che proprio in merito alle indagini di Arpat ha sottolineato che «le maleodoranze si verificano principalmente di notte: infatti in estate è impossibile dormire con le finestre aperte. Chiunque lo faccia si sveglia con mal di testa e problemi di respirazione. Quindi le rilevazioni fatte da Arpat sono inutili se effettuate di giorno. In questi ultimi due anni, noi residenti di Calambrone abbiamo fatto raccolte firme e soprattutto due esposti». Le due commissioni sono apparse poco informate sull’argomento, tanto da chiedere alla Bondi di inviare l’ultimo esposto. Si è ventilata comunque la possibilità di installare una centralina di monitoraggio nella zona e l’avvio di uno studio epidemiologico coordinato dal Cnr. —

Donatella Lascar

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